(19 feb) All’inizio era Radio West. Nel 1999, l’anno in cui la Nato intervenne in Kosovo per fermare i bombardamenti della Serbia, furono gli italiani della K-For i primi a creare un emittente radiofonica per il territorio, che trasmetteva dall’interno del Villaggio Italia di Pec (o Peja in albanese) in quello che adesso è il padiglione della sala stampa. Su quell’esempio, col passare dei mesi, nacquero o ripresero a funzionare le radio delle comunità locali, in lingua albanese o serba. Radio Gorazdevac nasce nel 1999, per opera Darko Dimitrijevic, un giovane di Gorazdeva, enclave serba della municipalità di Peja, perché “durante la guerra i serbi che erano rimasti in Kosovo non avevano possibilità di essere informata, e così abbiamo fatto una piccola radio con solo due-tre chilometri di portata”. Anche l’albanese Radio Peja nel 1999 nasce, anzi rinasce: attiva dal 1984, nel 1990 era stata chiusa dal regime di Milosevic, quando è stata tolta l’autonomia al Kosovo, e trasformata in una radio serba. Col passare degli anni, e con la transizione sempre più spedita, Radio West ha chiuso i battenti anche per il ridursi del contingente italiano in Kosovo (è ancora arriva Radio K-For, che trasmette da Pristina). Ma il ruolo dell’Italia nello sviluppo dell’etere kosovaro è sempre stato e rimane attivissimo: “Abbiamo iniziato anche a fare produzioni televisive con una camera non professionale, Kfor Italia ci ha aiutato donandoci altre due videocamere tramite il progetto Cimic” spiega Darko Dimitrijevic, coordinatore di Radio Gorazdeva. E Radio Peja conferma “il sostegno, anche con materiale donato, da parte di Kfor Italia”. Non solo: Intersos, ong italiana, “che ha lavorato per fino a 4 anni fa, aveva creato una rete nella regione di Peja dove abbiamo scambiato informazioni su identità culturale e patriarcato di Peja”. L’ennesima conferma della bontà del lavoro svolto quotidianamente da 15 anni da parte dell’esercito italiano. (Sis)