Per la categoria autolesionismo, segnaliamo il corsivo pubblicato ieri in prima pagina dal Sole 24 Ore. C’è scritto che in Italia non c’è una persona che abbia quelle doti di competenza, autorevolezza e prestigio internazionale indispensabili per guidare il ministero dell’economia. Questo spiega – secondo il nostro quotidiano economico – il turbinoso alternarsi di nomi di improbabili candidati.
La diagnosi del Sole è molto discutibile. Sarà anche vero che in Italia fatica ad affermarsi la logica del sistema-paese (e questo anche grazie ad approcci come quello citato) , ma non si può dire che manchino le persone di valore.
Basterebbe ricordare che l’Europa, nel pieno della tempesta finanziaria più grave degli ultimi 80 anni, per salvare la sua moneta ha scelto di affidarsi al governatore della Banca d’Italia.
E certo non c’è il tempo per fare l’elenco di tutti gli italiani che occupano incarichi al vertice delle grandi organizzazioni intergovernative. Limitandoci alle statistiche, quelle di fonte Ispi ci dicono che circa il 7% delle posizioni di vertice è occupato da un italiano. Vengono da enti, università e imprese italiane molti dei leader più stimati e autorevoli all’interno dei cosiddetti regolatori globali.
Nella classifica dei 300 migliori economisti del mondo proposta dall’Università di Monaco, non mancano gli italiani. Molti sono dunque i nostri concittadini che hanno competenze, autorevolezza e prestigio sufficienti per aspirare a quell’incarico che in passato toccò a Quintino Sella ma anche a Silvio Gava.
Prima di tornare in Italia per fare il commissario antisprechi e sentirsi chiedere quanto guadagna e se si paga il taxi, Carlo Cottarelli era il responsabile del dipartimento affari fiscali del Fondo Monetario, cioè uno dei centri di potere più ambiti dagli economisti di tutto pianeta. Ora che ha diligentemente compilato il piano di spending review che aveva promesso per fine febbraio, Cottarelli aspetta che gli dicano a chi deve consegnarlo. (19 feb)