Dalla navicella spaziale la terra appare azzurra, anche perché la sua superficie è coperta prevalentemente dall’acqua. Solo il 2 % di quell’acqua è dolce, ma un americano ne usa 575 litri al giorno, soprattutto per innaffiare prati e lavare auto; un europeo ne usa 250 litri; un africano ne usa meno di 19 e le donne camminano 10 chilometri al giorno per trasportarla. D’altra parte ogni mucca da latte in Europa riceve un sussidio di 913 dollari, mentre per un abitante dell’Africa subsahariana ci sono 8 dollari. E si spendono miliardi per pubblicizzare in tv la carta igienica o il cibo per i gatti, mentre mancano i finanziamenti minimi per assicurare a milioni di ragazzi il diritto allo studio e, in molti casi, il cibo per sopravvivere.
C’è qualcosa che non va, nella contemporaneità disorientata che il professor Domenico De Masi descrive al termine della sua cosmografia intitolata “Mappa Mundi” (Rizzoli), una vera miniera di dati e suggestioni, 900 pagine per ripercorrere i diversi modelli di vita elaborati dall’uomo nel corso dei secoli, restituendoci di ciascuna epoca memoria e senso. Ci sono l’umanesimo spirituale indiano e la grandezza composta dei cinesi, la finezza del guerriero giapponese e la bellezza della civiltà mediterranea. C’è il ruolo delle religioni, il modello liberale, quello capitalista, socialista e comunista, e quello che De Masi ama di più e di cui è ambasciatore nel mondo , cioè il modello brasiliano, giovane e meticcio.
De Masi ricorda che il compito dei sociologi sarebbe quello di vedere per prevedere e di prevedere per prevenire, ma avendo loro in gran parte eluso questo mandato, il vuoto è stato subito occupato dagli economisti e dai giornalisti. Ora si tratta di rimediare, tornando – come si è fatto in passato – a porci qualche domanda. (22 feb – Red)