Sinceramente non se ne può più della retorica che ha per oggetto la bellezza. Trionfa al cinema, conquista il palco del festival di Sanremo, ricorre frequente nei tweet dei ministri, l’ultimo ieri mattina di Franceschini che – felice per la vittoria di Sorrentino – esorta a investire nella bellezza, forse dimenticando che gli investimenti li deve fare lui. Il risultato di tante chiacchiere è che a Pompei – uno dei luoghi più belli del mondo – ci sono stati tre crolli negli ultimi tre giorni. Domenica sera a causa della pioggia (evento che non ci dovrebbe trovare impreparati) è venuto giù un pezzo di muro di tre metri per quattro in via Nola, al civico 19, regio V, insula 2. Si è viaggiato al ritmo di un crollo al giorno: prima la spalletta del quarto arcone del Tempio di Venere, quindi una porzione abbondante delle mura della tomba di Lucius Publicius Syneros nella cosiddetta necropoli di porta Nocera, infine l’episodio di via Nola.
I nuovi crolli avvenuti a Pompei aggiungono altri tasselli al degrado del sito archeologico napoletano. Il 6 novembre 2010 – reggente il ministro Bondi- era crollata la Domus dei Gladiatori, sbriciolatasi sotto il peso di un tetto in cemento armato. Un mese dopo erano crollati due muri della casa del Moralista. Cambia il ministro, arriva Galan, ma i muri di Pompei continuano a venir giù. Annunciano impegnativi progetti anche i ministri Ornaghi e Bray, finchè l’Unesco perde la pazienza e minaccia di revocare i suoi finanziamenti in assenza di un progetto credibile. Nel frattempo, per non farsi mancare niente, a Pompei spunta anche l’ombra della camorra. Per conservare le sue grandi bellezze, tutte ereditate, all’Italia servirebbero una normale manutenzione e un’ordinaria legalità. (4 mar)
