Eleonora Voltolina. che dirige il giornale online Repubblica degli Stagisti, pensa che Renzi dovrebbe introdurre per legge il salario minimo, una riforma a costo zero per le casse dello stato. Perché il vero dramma dei precari – osserva – è il livello quasi sempre offensivo delle retribuzioni.
Data la peculiarità del nostro Paese, con una grande differenza di tasso di occupazione e di costo della vita da città a città e da Nord a Sud, si potrebbe prevedere un salario minimo ‘territorialmente caratterizzato’, composto da due fattori: uno fisso, che rappresentasse una percentuale dell’importo, e uno variabile per la restante parte, da calcolare regione per regione,
Il salario minimo non sarebbe certo una bizzarria italiana. Lo prevedono infatti 21 dei 28 stati che compongono l’Unione europea. Si va dalle 7 sterline all’ora della Gran Bretagna agli 8 euro e 50 della Germania, dove per la prima volta lo Stato ha deciso di regolare per legge una materia che in passato era sempre stata demandata alle parti sociali.
Un salario minimo più alto rispetto a quello tedesco è previsto in Lussemburgo, Francia, Belgio e Olanda.
Le retribuzioni minime nazionali sono fissate dalla legge o da accordi di categoria. Gli importi sono lordi, comprendono cioè le imposte sul reddito e i contributi di sicurezza sociale, che variano da paese a paese.
In Italia ci sono milioni di persone a cui viene richiesto di lavorare, agire e pensare da lavoratori subordinati, rispettando orari e turni di lavoro impegnativi, in cambio di salari da fame. Nel 2011 fu presentata all’Antitrust una formale denuncia contro il tacito “cartello dei salari low-cost” che le aziende di servizi hanno adottato per limitare la concorrenza del mercato del lavoro, e aumentare i profitti. Non si che fine abbia fatto la denuncia, ma oggi ci sono forse le condizioni perché la questione venga finalmente affrontata anche dalla politica. (6 mar)