(6 mar) “Una volta mi è stato chiesto di tradurre l’epitaffio della tomba di Raffaello. Mi imbarazzai per la mia ignoranza. Ma è questa l’Italia. Ci culliamo sul nostro passato, ma non facciamo niente per recuperarlo”. È singolare come Riccardo Muti, che ieri a Roma ha ricevuto la Medaglia d’oro alla cultura italiana in Argentina, abbia ringraziato facendo leva sulla sua “ignoranza” e su quella che ci caratterizza troppo spesso rispetto al nostro passato. Nella sede dell’Istituto italo americano di Roma, la Società Italia Argentina ha omaggiato il direttore d’orchestra del riconoscimento per le personalità che si sono contraddistinte nella diffusione della cultura italiana nel paese latino – americano. Giunta alla sua quindicesima edizione, la medaglia in passato è stata assegnata a personaggi del calibro di Umberto Eco, Uto Ughi ed Ernesto Sabato. Quest’anno la Sia, presieduta da Victor Uckmar e da Giorgio De Lorenzi, ha scelto il maestro Muti “per aver diffuso in Argentina, personalmente e con l’opera sua tutta, la eccellenza culturale italiana contribuendo al miglioramento delle relazioni tra due popoli e nazioni”. La scelta è ricaduta sul maestro d’orchestra napoletano perché “è venuto spesso in Argentina per dirigere al Teatro Colón” aggiunge il vicepresidente che conclude: “Cerchiamo di andare sulle eccellenze che abbiano un valore di cultura contemporanea. I grandi del passato come Michelangelo e Raffello sono ormai considerati patrimonio dell’umanità. Invece personaggi come Muti, Ughi, Eco e tanti altri fanno risvegliare negli argentini di origine italiana un orgoglio di appartenenza”. Il direttore musicale della prestigiosa Chicago symphony orchestra si è mostrato emozionato alla consegna del premio, ma non ha perso occasione per attaccare la politica, sorda ai problemi della cultura italiana: “La colpa della nostra ignoranza non è del popolo, ma di chi ci governa. Siamo il paese che ha creato il teatro dell’Opera, che ha inventato diverse forme musicali come il concerto grosso di Arcangelo Corelli. Cosa stiamo facendo per questo mondo? Ci affidiamo ai grandi discorsi, ma le parole fanno confusione. La musica e l’arte non hanno di questi problemi perché vanno direttamente al cuore. E come diceva Pascal, il cuore ha delle ragioni che la ragione non può comprendere” (fac)