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Macerata, prof Rizzo: “Vi racconto 45 anni di archeologia in Libia”

it@withub.it by it@withub.it
13 Marzo 2014
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(13 mar) “Siamo andati in Libia non per fare affari ma per fare cultura. Per recuperare il ‘passato’ e farlo conoscere al mondo intero. Per far sì che gli splendori di un tempo venissero alla luce, per ‘regalare’ al futuro, e a tutti, la ‘grande bellezza’ dei più importanti monumenti dell’Africa settentrionale”. Maria Antonietta Rizzo, professoressa dell’Università di Macerata, parla con entusiasmo delle attività dell’ateneo marchigiano in Libia e di quello che definisce un “salvataggio del patrimonio”. E’ stata lei a curare, insieme all’ architetto Gilberto Montali, la mostra dal titolo “Macerata e l’archeologia in Libia. 45 anni di ricerche dell’ateneo maceratese” visitabile fino al 24 marzo nella galleria Antichi Forni. Realizzata con il contributo del Dipartimento di Studi Umanistici di Unimc e del ministero degli Affari esteri, in collaborazione con Maceratarcheo e con la Biblioteca Statale di Macerata “la mostra – come spiega la docente – è ricca di pannelli, acquerelli, foto, documenti: offre al visitatore la possibilità di conoscere il paziente lavoro di scavo e restauro condotto in questi 45 anni dall’università di Macerata. Un bilancio di scoperte, esperienze, successi”. “Tutto è iniziato – spiega Rizzo – nel 1968 grazie all’ impegno di Antonino Di Vita che già dal 1962 era Adviser del governo libico per le antichità della Tripolitania e poi, fino al 2011, professore di Unimc. Di Vita in Libia si è fatto conoscere ed apprezzare ed è grazie a lui se ora Macerata custodisce il ‘Centro di ricerca e documentazione sull’archeologia dell’Africa settentrionale’: il centro, unico in Italia, raccoglie migliaia di documenti, foto e disegni d’epoca ed è un indispensabile strumento di ricerca per chiunque si occupi dell’archeologia italiana in Africa”. L’ateneo marchigiano ha svolto scavi, ricerche e restauri monumentali in Libia, soprattutto nelle città di Leptis Magna e Sabratha, in stretta collaborazione con il governo libico e con il ministero degli Affari esteri: “L’attività di ricerca ha consentito la ricostruzione di alcuni tra i più importanti monumenti dell’intera Africa settentrionale – spiega la professoressa Rizzo – a partire dal Mausoleo B di Sabratha, che con i suoi 23 metri di altezza costituisce uno dei massimi esempi dell’architettura ‘barocca’ tardo-ellenistica. Il mausoleo è stato scavato e rialzato fin dalle fondamenta dopo un lunghissimo lavoro di recupero dei blocchi crollati e dispersi su una vasta superficie”. Rizzo parla poi di un “paziente lavoro di anni” quando fa riferimento all’area sacro-funeraria di Sidret el-Balik, “il più grande complesso pittorico dell’Africa tardo-romana”: “il monumentale arco quadrifronte innalzato a Leptis Magna in onore dell’imperatore Settimio Severo accoglie oggi così come un tempo i visitatori all’ingresso della città”. La docente di Macerata non nasconde la passione per l’“esplorazione” e la grande soddisfazione che si prova quando si riporta alla luce la storia, un’esperienza affascinate: “Leptis Magna è il sito archeologico più esteso e affascinante della Libia. Fu la città natale di Settimio Severo che, divenuto imperatore di Roma, volle trasformarla in una sontuosa città  imperiale. Fece così costruire numerosi ed imponenti edifici pubblici tanto che non è sbagliato definirla la ‘Roma d’Africa’”. Certo, in questi anni di missioni le difficoltà per gli archeologi di Macerata non sono mancate: “Le attività dell’ateneo hanno preso il via negli anni del re Idris al-Sanusi. Sono continuate sotto il regime di Gheddafi e proseguite nel corso della guerra civile. Continuano oggi nonostante la difficile situazione politica. I fondi sono pochi ma la voglia di portate avanti i nostri progetti e di fare cultura è tanta. La popolazione libica lo ha capito e da sempre ci accoglie nel migliore di modi. Con le istituzioni locali c’è un rapporto di stima e affetto. Oggi possiamo dire di avere dei veri amici in Libia che ci sono stati vicini specie nei mesi del conflitto, nel 2011. Purtroppo ancora oggi – aggiunge – non possiamo portare gli studenti con noi”. Rizzo parla di “patrimoni straordinari” e “bellezze da tutelare e conservare”: “A loro sono dedicati i nostri recenti interventi di restauro e valorizzazione tuttora in corso. Certo abbiamo una grande ‘concorrenza’ perché anche tedeschi, inglesi e americani hanno condotto missioni archeologiche in quelle zone. Noi però, forti di un ottimo bagaglio culturale e di una solida preparazione, portiamo avanti questo legame con la Libia con passione. Consapevoli che nel nostro lavoro c’è impegno civile, sociale e culturale. Scopriamo il passato. Perché senza passato – conclude la professoressa Rizzo – non c’è presente. Né futuro”. (PO / Gil)

 

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