Come spesso è accaduto in questi ultimi anni l’avvocato Nicola Ghedini è tornato a farci compagnia all’ora del telegiornale spiegando le ragioni del suo assistito più famoso, Silvio Berlusconi, dopo la sentenza di interdizione dai pubblici uffici.
Il fatto che l’avvocato Ghedini, come un altro centinaio di suoi colleghi iscritti all’Ordine forense, sia anche parlamentare, e riceva per questo un’onorevole retribuzione, in Italia viene considerato normale. Così come viene considerato normale che gli avvocati eletti in Parlamento prima scrivano le leggi, poi le discutano come relatori in commissione, quindi le votino e infine le applichino in tribunale in difesa dei propri clienti.
Non è così all’estero. Negli Stati Uniti sia i regolamenti del Congresso sia la legge federale prevedono una serie di restrizioni all’esercizio della professione durante il mandato parlamentare: come regola generale l’avvocato-parlamentare non può continuare a svolgere la sua professione, se non gratuitamente. In Spagna l’esercizio della professione è incompatibile con l’espletamento di qualsiasi funzione, incarico o impiego presso lo Stato o la Pubblica Amministrazione.
Nel Regno Unito la situazione è disciplinata da un codice deontologico, che prevede l’obbligo di astensione dalla professione quando c’è il rischio del conflitto di interessi.
In Italia all’avvocato non è consentito fare il giornalista, il sensale, l’agente di cambio, il ricevitore del lotto e pochi altri pericolosi mestieri. Ma gli è invece consentito di scriversi e votarsi le leggi. Non va bene. (19 mar)