(21 mar) Il presidente del Consiglio, annunciando il taglio dell’Irpef per complessivi 10 miliardi a favore di 10 milioni di lavoratori, ha detto che si tratta di un intervento “di portata storica”. I suoi critici, invece, sono convinti che Renzi pensi solo a vincere le prossime elezioni. Ma c’è chi nutre qualche dubbio su entrambe queste valutazioni. L’ultima finanziaria del quinquennio guidato dal centrosinistra varata nel dicembre 2000 dal governo Amato-Visco introdusse infatti tagli Irpef ben più corposi, per complessivi 57.221 miliardi di lire, equivalenti a 30 miliardi di euro. Furono ridotte anche le imposte alle imprese e per quelle che investivano nel Sud fu varato un credito di imposta che permetteva una detassazione totale per un certo numero di anni.
Come ricorda con onestà lo stesso Visco, nel sito del centro studi Nens, la situazione economica allora era ben diversa: il Pil era in crescita del 3,7 per cento, il debito era sceso al 108% del Pil rispetto al 121% di cinque anni prima, il disavanzo era limitato allo 0,91 per cento. Condizioni, insomma, che l’Italia non conosceva da decenni e che non ha mai più conosciuto, a cui si era arrivati grazie a una congiuntura mondiale favorevole ma – dice Visco – anche e soprattutto grazie alle politiche attuate nel quinquennio. Nonostante questi risultati, alle elezioni di primavera 2001 il centrosinistra perse e vinse Berlusconi. La conclusione è che quel centrosinistra non seppe comunicare neppure una delle cose buone che aveva fatto, mentre Renzi sa comunicare benissimo le cose buone che deve ancora fare. Per questo la sinistra – che vorrebbe smettere di perdere – se lo tiene ben stretto.
