PIERO PELÙ SI RACCONTA IN “IDENTIKIT DI UN RIBELLE”
Piero Pelù ha dedicato ogni ora dei suoi giorni alla divinità più esigente che il suo cuore pagano potesse venerare: la dea Musica. Per lei ha trascorso notti insonni a limare versi, ha girovagato per il mondo esibendosi con la stessa passione nei club più intimi e sui palchi dei principali festival internazionali. Al fianco dei Litfiba e in solitaria, Piero Pelù ha attraversato da protagonista oltre 30 anni di storia della musica italiana, contribuendo in modo significativo alla nascita della scena rock contemporanea. I suoi live adrenalinici lo hanno messo più volte a rischio, i suoi attacchi frontali ai potenti di turno e le sue grida di rabbia contro le organizzazioni mafiose gli sono costati cari: minacce, gogne mediatiche e addirittura il divieto di esibirsi in Sicilia. Nelle pagine di “Identikit di un ribelle” (Rizzoli), Piero Pelù si racconta a ruota libera, esorcizzando le sue paure e confidando i suoi timori. Primo fra tutti l’incubo delle droghe pesanti, che sono un grande mezzo di potere delle mafie, che ciclicamente minacciano l’esistenza delle generazioni più a rischio e che hanno coinvolto persone a lui care. Questo libro, scritto a quattro mani con Massimo Cotto, raccoglie la storia di un’evoluzione, la confessione di un ragazzo di strada divenuto uomo in rivolta, di un musicista che scava nella sua anima gitana per ricordare che la disobbedienza non è un gioco da ragazzi né l’ultima spiaggia di chi non ha più nulla da perdere. Opporsi alle ingiustizie è un preciso dovere morale, una necessità. Perché come ci ricorda Piero Pelù, “Ribellarsi non è eroico. È vitale”. (Red)
ARRIGHI TORNA IN LIBRERIA CON “L’INGANNO DELLA MEMORIA”
Gianluca Arrighi è di nuovo in libreria con “L’inganno della memoria” (Anordest, pp. 240, 12,90 euro). Il ritorno dell’avvocato-scrittore romano sorprenderà gli appassionati del noir e non solo. Le pagine del romanzo scorrono veloci sullo sfondo di una Roma che si presta a un gioco narrativo insolito, avvolgendo di mistero una torrida estate di sangue. L’incipit è hitchcockiano e si apre con il ritrovamento del cadavere di una giovane donna. Il corpo presenta orribili mutilazioni, ma è stato ricomposto come per un macabro rituale. Arrighi, maestro del legal thriller italiano, costruisce il romanzo attorno alla figura di Elia Preziosi, enigmatico e scostante magistrato inquirente della procura di Roma. Sullo sfondo di una Capitale assolata e distratta, il pubblico ministero Preziosi dovrà affrontare i demoni del suo passato prima di poter giungere alla scoperta della sconvolgente verità. La trama si tinge immediatamente di giallo, ma subito dopo la narrazione inizia a giocare con il tempo: ieri e oggi si rincorrono, la fretta del lettore per scoprire l’assassino si intreccia con una riflessione sul malessere della società contemporanea. “L’inganno della memoria – afferma l’autore – è la rappresentazione dei nostri giorni, affamati di vendetta e crudeltà. L’incubo inizia spesso dalla menzogna. Eppure a volte, basterebbe poco”.
“LUNCH BOX”: LA PAUSA PRANZO SECONDO OLGA AGOSTINI
Roma, 28 mar – La pausa pranzo “fai da te” sta diventando un vero trend: in molti hanno riscoperto il piacere di prepararsi il pasto da portare in ufficio e consumare con i colleghi, complice la generale tendenza al risparmio, ma anche la voglia di mangiare meglio e in modo più sano. “Lunch box” (Gribaudo, pp. 144, 16 euro) di Olga Agostini, raccoglie 70 ricette sfiziose e facili da preparare: dal pane arabo con prosciutto cotto, ananas e insalatina di germogli alla piadina di farro con frittata di funghi, dai noodles con manzo e cavolo cinese stufati alla quinoa con rana pescatrice e sedano rapa, dal green club sandwich fino ai clafoutis tutti-frutti. E in più, tanti consigli e indicazioni pratiche, come condimenti prêt-à-porter, idee salvaspazio e le modalità per riscaldare, assemblare e gustare al meglio i piatti, accompagnati da fotografie che offrono anche spunti per i lunch box più originali e alla moda. (PO / Red)
BONIFAZI RACCONTA “L’ITALIA DELLE MIGRAZIONI”
Roma, 28 mar – L’Italia: popolo di santi, poeti, navigatori… e Paese di migrazioni. Se è vero, infatti, che l’Italia è passata in pochi decenni da paese di emigrazione a paese di accoglienza, è anche vero che ha ripreso forza un movimento di uscita dall’Italia. La globalizzazione accelera la mobilità, che supera quindi la tradizionale polarità immigrazione/emigrazione. Ed è proprio il concetto di migrazione che riesce a superare questa dualità e abbracciare la complessità del fenomeno. Corrado Bonifazi, con il suo libro “L’Italia delle migrazioni”, racconta, in prospettiva migratoria, il “caso Italia”. L’autore del testo sottolinea l’importanza di “un approccio attento alla complessità del fenomeno” e di come “la storia della migrazione non sia di certo terminata”. Luoghi di partenza e luoghi di arrivo: i migranti trasformano i mondi con in quali vengono a contatto. L’obiettivo del libro è cogliere lo sviluppo delle principali linee socio-economiche e demografiche che hanno determinato le migrazioni e si presenta anche come sfida che la presenza di cittadini stranieri comporta. Scrive Bonifazi nelle conclusioni: “Si è forse aperta una nuova fase nella storia delle migrazioni italiane, che potrebbero essere destinate ad assumere in tempi brevi nuove forme, superando il momento dell’immigrazione di massa che ha caratterizzato gli ultimi decenni. Quel che è certo è che il futuro delle migrazioni italiane non sarà meno interessante e importante del loro passato e del loro presente”. (PO / Sip)
“UNA COMMEDIA ITALIANA” DI PALLAVICINI
Roma, 28 mar – Carla Pampaloni Scotti ha 50 anni, una netta somiglianza con Ave Ninchi, professoressa di Chimica alla Statale di Milano, è sposata con un fisico geniale, ha un figlio 15enne purissimo nerd. La sua collega e amica della vita è Paola Ottolina: bassa, grassa, occhialuta. O almeno così sostiene il vecchio Alfredo Pampaloni, padre di Carla, ex industriale. Un ottuagenario che guida la sua Jaguar come Manuel Fangio, che prepara i Martini migliori del mondo, che indossa sempre giacca blu, pantaloni bianchi e mocassini senza calze, come un playboy anni ‘60. Anni in cui, d’estate, Alfredo spariva da Milano in Spider e andava chissà dove. Mentre Carla, con sua madre e suo fratello Edo, e insieme a loro anche l’Ottolina, rimanevano a Solària, il paese più alto del Trentino e d’Italia, in cima a una valle verde di pini e col cielo di un azzurro assoluto. Nell’agosto 2012 Alfredo Pampaloni convoca tutti a Solària. Nella villa di famiglia arriva Carla con suo figlio e l’Ottolina, e da Londra arriva Edo, con i suoi gemelli biondi e una moglie maleducata. Il vecchio Pampaloni porta i figli da un notaio per cedere loro la casa di Solària e quella di Milano; Edo chiede conto dei milioni di euro da ereditare che sembrano svaniti; la villa e i suoi occupanti sono vittime di aggressioni incomprensibili – un’accetta conficcata nella centralina elettrica, scritte ingiuriose sui muri, palle di fuoco che scendono dal crinale. E’ da qui che parte un intrigo che mescola il misterioso passato del capofamiglia con un presente minaccioso, affrontato con l’aiuto del vice ispettore Erica Daldosso – rughe e capelli d’argento. Il passato si sgroviglia. Ed è quasi tutto da ridere in “Una commedia italiana” (Feltrinelli, pp. 320, 17 euro) di Piersandro Pallavicini. (Red)