L’adesione italiana all’euro e ai suoi obblighi fu un esempio di “fuga dallo stato”. La scelta di accettare un vincolo esterno nacque dalla volontà di sbarrare la strada a colpi di mano sul debito pubblico “da parte di una classe politica così debole e screditata da non avere la forza né l’autorità morale di far accettare sacrifici ai propri elettori dopo aver largheggiato nel distribuire privilegi”.
Così la pensava Guido Carli, governatore della Banca d’Italia e poi ministro del Tesoro ai tempi di Maastricht, citato da Sabino Cassese nel sua storia dello Stato intitolata “Governare gli italiani”.
E’ una storia davvero avvincente, quella raccontata dal professore emerito della Normale ora giudice della Corte costituzionale, perché trova nel passato anche recente la spiegazione di tanti fenomeni che oggi ci sorprendono, come il divorzio rancoroso tra opinione pubblica e politica o il controverso rapporto che abbiamo con i nostri partner europei, a cominciare da quello con la signora Merkel.
Qui l’ipotesi è che ci sia una nostra debolezza storica, quella che sottolineava Bismarck nel paragonarsi a Crispi: “io – diceva il primo cancelliere tedesco – ho dietro di me lo Stato e l’esercito, Crispi non ha nulla”.
Ma Cassese non è affatto convinto che la spiegazione sia questa e ricorda che accanto a tanta letteratura sulla debolezza dello Stato, corre un altro filone critico che segnala invece un eccesso di Stato, una dilatazione abnorme della sfera pubblica nell’economia e non solo.
In attesa di capire se di Stato ce ne sia troppo o troppo poco, l’invito del professor Cassese è quello a non farsi trovare impreparati di fronte a ciò che ci attende. Lui disegna tre scenari. Il primo prevede la dissoluzione dell’unità nazionale e la ricostituzione di due o tre entità politiche, appartenenti all’Unione europea, ma non a uno Stato. Il secondo immagina un futuro senza Stato, con poteri pubblici dominati dall’Unione e dalle istituzioni globali. Il terzo scenario è quello di un’Italia “giardino d’Europa”, trasformata in luogo di vacanza. Forse Cassese è pessimista, ma almeno c’è qualcuno che ci parla di futuro. (31 mar)