Nel nostro paese l’85% dei comuni – ben 6.875 – ha meno di 10.000 abitanti. Popoliamo un territorio che conta oltre 22.000 centri abitati, quasi 33.000 nuclei insediativi, senza considerare le caratteristiche di tanta parte del nostro sistema agricolo composto di “case sparse”. Lo spopolamento e l’impoverimento di vaste aree – soprattutto pedemontane, montane e insulari – ha assunto nel secondo dopoguerra caratteri strutturali delineando un’Italia del “disagio insediativo”. La ricerca presentata oggi a Roma da Legambiente e Unioncamere – basata su 168 indicatori comunali, rivela che oggi 2.666 realtà comunali si trovano in una situazione di disagio demografico ed economico, “con il pericolo che resti tagliato fuori dallo sviluppo più di un quarto della superficie del nostro straordinario Paese” sottolinea il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. Che aggiunge: “Come Sistema camerale, ci ritroviamo pienamente nelle sue indicazioni e abbiamo la consapevolezza di poter contribuire a dare un forte impulso al rilancio di queste aree del Paese, avvalendoci della Task force che abbiamo di recente costituito proprio per impegnarci in maniera più strutturata sui due livelli di programmazione, nazionale e regionale”. “Serve uno shock creativo: dalle mille eccezioni partigiane a un ‘progetto ombrello’ che si concentri solo sugli ambiti di vero, possibile successo – hanno dichiarato i curatori della ricerca Sandro Polci e Roberto Gambassi. Non abbiamo le risorse per tutte le nostre ghost town, è tempo di scegliere”. Le condizioni di disagio si sono acuite nei territori che presentano valori debolissimi nei parametri della socialità e dell’ inclusione. (Red – 3 apr)