Il più famoso fu Aldo Fabrizi, alias Romolo Catenacci, ricco palazzinaro rude, disonesto e senza scrupoli, reso immortale da Ettore Scola nel film “C’eravamo tanto amati”. Ma prima c’era stato Alberto Sordi, il piccolo costruttore che nel ‘58 – interpretando “Il Marito” – spiegava che sarebbe diventato ricco intascando le ritenute e non versando i contributi. O Vittorio Gassman, che nel “Sorpasso” fantasticava di lottizzazioni edilizie sulla luna. Dal neorealismo alla commedia all’italiana e giù giù fino a Celentano, in un paese che si stava trasferendo dalle campagne alla città e dunque sempre più asfaltato e cementizio, la reputazione dei costruttori è stata messa a durissima prova.
Sorte diversa toccò ai costruttori di automobili o ai perforatori di pozzi petroliferi, accreditati invece di charme democratico forse anche perché più veloci nel capire l’importanza di una stampa amica.
Ma va pur detto che per guadagnarsi questa reputazione poco brillante, i costruttori hanno potuto contare sull’appoggio incondizionato della classe politica. Col risultato che negli ultimi 50 anni l’Italia ha registrato una conversione urbana media del suolo di quasi 90 ettari al giorno e una urbanizzazione lineare della costa, in particolare di quella adriatica, di quasi 10 chilometri l’anno. L’Università dell’Aquila ha calcolato che oggi non è più possibile tracciare in Italia un cerchio del diametro di 10 chilometri senza intercettare un insediamento urbano.
La questione è diventata talmente drammatica che si è pensato di bloccare per legge il consumo di suolo e di incentivare il recupero o la ristrutturazione di ciò che è già stato edificato.
La legge – se finalmente approvata – potrebbe essere un’occasione per rianimare l’industria delle costruzioni che dall’inizio della crisi ha dovuto contabilizzare 15 mila fallimenti e 700 mila posti di lavoro in meno.
I palazzinari visti al cinema stanno scomparendo, e i loro eredi dovranno inventarsi un mestiere diverso. (4 apr)