Italiani attenti all’ambiente, ma ancora troppo poco. Secondo quanto emerge da un report realizzato dall’Istat, infatti in Italia si osserva una forte variabilità nell’adozione di alcuni comportamenti rilevanti per il loro impatto sulle risorse naturali. In primo luogo nel 2012 i cittadini appaiono più attenti al consumo di acqua rispetto a quello di energia elettrica: il 68% dichiara infatti di fare attenzione a non sprecare l’acqua, mentre il 46% si impegna a non lasciare la luce accesa nelle stanze non utilizzate. Peraltro la quota di popolazione attenta ai consumi di acqua è in rilevante crescita rispetto al 1998, quando ammontava al 54%, mentre risulta stabile l’impegno nel risparmio di energia elettrica (45%). Secondo il report dal titolo “Popolazione e ambiente: comportamenti, valutazioni ed opinioni” relativo al 2012, ancora poco diffusi sono quei comportamenti di confine con la tutela della salute personale, come leggere le etichette dei prodotti alimentari, che interessa il 39% della popolazione, una quota solo in leggera crescita rispetto al 1998 (32%). Le attenzioni dei cittadini si concentrano anche su quelle azioni che, molto collegate al senso civico, sono finalizzate a migliorare la qualità dell’ambiente a livello locale: nel 2012, circa 70 persone su 100 si impegnano a non gettare le carte per la strada e ad evitare di parcheggiare l’auto in doppia fila, mentre il 38% a non adottare comportamenti di guida rumorosi. Si conferma il maggiore impegno in termini di comportamenti attenti all’ambiente della popolazione del Nord-Est, ma anche del Nord-Ovest, grazie al recupero segnato negli anni da quest’ultima ripartizione. Così, nel 2012, il profilo delle due ripartizioni settentrionali si discosta dalla media nazionale per i seguenti comportamenti: “non gettare la carta per strada” (79,1% per il Nord-Est e 76,2% per il Nord-Ovest); “fare attenzione a non adottare comportamenti di guida rumorosi” (44,3% e 41,4%); “non lasciare la luce accesa nelle stanze non utilizzate” (50,8 e 49,0%). Il Centro e ancor più il Mezzogiorno, invece, si collocano al di sotto della media nazionale. Le donne adottano comportamenti attenti all’ambiente più diffusamente degli uomini (in entrambi i momenti di osservazione e per tutti i comportamenti considerati), con la sola eccezione dell’attenzione alle condotte di guida rumorose. D’altra parte, tra le due rilevazioni, la frequenza di comportamenti attenti all’ambiente cresce molto più per gli uomini che per le donne, denotando un progressivo coinvolgimento della componente maschile nelle tematiche ambientali. Il contributo alla salvaguardia dell’ambiente cresce, nel complesso, all’aumentare dell’età, con un impegno minore tra i giovani (under34) e maggiore nelle fasce d’età centrali e avanzate. I più anziani mostrano tuttavia scarsa sensibilità relativamente ad alcuni specifici comportamenti. I giovani, 14-24enni in particolar modo, adottano tali comportamenti in misura minore, mostrando disinteresse per i beni pubblici come l’acqua (solo il 44% evita sprechi). L’indifferenza per l’origine e composizione dei prodotti utilizzati è un tratto che accomuna i giovanissimi ai più anziani (leggono gli ingredienti sulle etichette dei prodotti solo il 23,9% dei 14-24enni e il 28,3% degli ultra 74enni), così come la disattenzione nei confronti dell’adozione di comportamenti di guida rumorosi. Gli anziani, d’altra parte, mostrano un’attenzione maggiore alla media per gli sprechi di acqua (73 su 100 per i cittadini con 75 anni e oltre), e fanno registrare i valori più alti rispetto alla frequenza con cui evitano di lasciare la luce accesa nelle stanze non utilizzate (51%) e di gettare le carte per terra (76%). Questi comportamenti, da ultimo, sono più diffusi tra la popolazione attiva (occupati o in cerca di occupazione) e tra le persone più istruite. L’incidenza di persone che controllano gli ingredienti dei prodotti alimentari è, ad esempio, pari al 30,6% tra chi ha un’istruzione al massimo primaria e al 53,0% tra i laureati. (Red – 4 apr)