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La storia italiana di Fisichella con “Dittatura e monarchia”

it@withub.it by it@withub.it
4 Aprile 2014
in Archivio speciali - Libri
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LA STORIA ITALIANA DI FISICHELLA CON “DITTATURA E MONARCHIA”
Quale ruolo ha svolto la corona nella fine del regime e nel capovolgimento dell’alleanza bellica? Perché e come il re ha lasciato Roma? V’è stata la “fascistizzazione” dello stato e della società civile? A queste e altre domande cerca di rispondere il nuovo libro di Domenico Fisichella “Dittatura e monarchia. L’Italia tra le due guerre” pubblicato da Carrocci Editore. L’autore ripercorre la storia italiana partendo da quel particolare momento che va dall’ascesa al potere del fascismo fino al referendum del 1946. Oltre quattrocento fitte pagine in cui si recupera una stagione della nostra storia nazionale inserendola nel contesto della situazione europea. Con la fine della prima guerra mondiale, l’assetto dell’Europa risulta completamente cambiato: sono caduti quattro imperi, stanno nascendo diversi nuovi stati in funzione di interessi di politica internazionale. È in corso una trasformazione epocale che non può non riverberarsi nella storia nazionale: l’Italia si ritrova a muoversi tra due potenze imperiali, Gran Bretagna e Francia, e la Germania sconfitta, mentre la rivoluzione bolscevica in Russia semina il panico nei nuovi stati democratici. È in questo contesto di disordine internazionale che lentamente si fa spazio il potere del fascismo in Italia. “Si parla del regime fascista come se fosse nato nel 1922” ha dichiarato Fisichella nel corso della presentazione del suo volume “in realtà, in quella data Mussolini costituisce solo un governo di coalizione. È con la secessione dell’Aventino, in seguito alla scomparsa di Giacomo Matteotti, che vengono meno le istituzioni rappresentative e cade il sistema liberal-democratico”. Nel pieno della crisi del sistema parlamentare, solo la corona può salvaguardare lo stato, mettendolo a riparo dalla “fascistizzazione”. Infatti, mentre la Camera dei deputati diventa la Camera dei fasci e delle corporazioni, forze armate e pubblica amministrazione non dimenticano che il potere sovrano dello stato resta nelle mani del re. Una resistenza “nascosta e cancellata” quella di chi, anche prima dell’avvento della seconda guerra mondiale, si è rifiutato di obbedire a un potere illegittimo. Il conflitto del 1939 dissesta nuovamente gli equilibri in Europa: con la Germania che rivendica il recupero dello spazio vitale (già con la Repubblica di Weimar), la Francia liquidata in quarantacinque giorni, l’Italia sceglie di combattere, ma non in una logica di guerra totale. Si tratta di una guerra limitata e parallela che cerca di salvarci dal rischio di un’ “irrilevanza politica” a livello internazionale. Anche le violenze e le leggi razziste si muovono seguendo gli interessi della politica estera: la nostra nazione, diversamente da Francia, Austria, Germania e Russia, non ha mai avuto una tradizione antisemita e con solo “37441 ebrei residenti in Italia non aveva alcun senso parlare di un problema di purezza della razza italiana”, come ammesso dallo stesso autore. Inoltre, persino la fuga di Vittorio Emanuele III andrebbe rivista in quest’ottica di continuità dello stato e equilibri internazionali, fondamentali in ogni istituzione democratica. Il nuovo libro di Fisichella si propone come un’interessante lettura della storia, lontana dalla storiografia comune.(Fac)

IL SALE ROSA DELL’HIMALAYA DI CAMILLA BARESANI
Duro, incalzante, corrosivo: “Il sale rosa dell’Himalaya” (Bompiani, pp. 192, 17 euro) di Camilla Baresani racconta la disavventura di Giada Carrara, una 30enne milanese. Tutto ha inizio il 13 febbraio, in una sera di pioggia, mentre la ragazza aspetta un ospite molto importante, anzi, decisivo. La cena è pronta, ma, poco prima che l’uomo arrivi, mossa dall’assurda necessità di aggiungere una nota esotica ai sapori della serata, Giada esce di casa per comprare del sale rosa dell’Himalaya. I tacchi, il telefono, i capelli lisci, la fretta, l’attesa di un uomo che potrebbe cambiare il corso delle cose. All’improvviso entrano in scena due sconosciuti che stravolgeranno i suoi programmi, cambiandole la vita in modo ben diverso dalle aspettative. Giada vuole farsi strada. E’ furba, ma purtroppo scopre di esserlo molto meno della somma delle furbizie altrui. La sua lotta per affermarsi nel lavoro diventa, dopo quella sera di pioggia, la lotta della “biondina di via Massena” contro il mondo. Un conflitto non solo contro i cattivi conclamati, i mostri espliciti: anche contro i nemici sottotraccia che sono ovunque, dove meno te li aspetti, impliciti. Il romanzo racconta l’avventura di Giada a partire dal momento in cui nulla potrà più essere come prima. (Red)

“LO STRANIERO: DUE SAGGI SULL’ESILIO”
Richard Sennett ha trascorso la sua vita intellettuale a esplorare la maniera in cui gli esseri umani vivono nelle città. In “Lo straniero. Due saggi sull’esilio” (Feltrinelli, pp. 112, 15 euro) Sennett indaga su due delle più grandi città del mondo in un momento cruciale della loro storia, per riflettere sulla condizione dell’esule nella sua dimensione sia geografica sia psichica. Ci conduce nel ghetto ebraico della Venezia rinascimentale, dove la condizione di forestiero imposta dallo stato diede vita a una ricca identità comunitaria. Ci fa scoprire poi la Parigi del XIX secolo quale autentica calamita per gli esuli politici (categoria di cui il russo Alexander Herzen fu un esempio illustre in Europa), una città dove l’esperienza del dislocamento finì per filtrare nel mondo artistico e culturale. Proprio perché, come dice Sennett, “lo straniero deve riuscire ad affrontare la propria condizione di sradicato in modo creativo, e deve imparare a elaborare i materiali che costituiscono l’identità alla maniera in cui un artista lavora i fatti più banali trasformandoli in cose da dipingere. Ognuno deve costruire se stesso”. (Red)

“UNTI E BISUNTI”: L’AMORE PER IL CIBO DELLO CHEF RUBIO
Lui non è uno chef come gli altri. È una buona forchetta, ma non pensa che le posate siano sempre indispensabili. Ha girato mezza Italia portandosi dietro i suoi fornelli, la sua arte è rude ma al contempo raffinata e non esiste niente (di commestibile) capace di fargli storcere il naso. Ed è proprio questo che lo rende irresistibile. chef Rubio, tatuatissimo ex giocatore di rugby, ha scelto di non diventare un cuoco convenzionale e di vivere la passione per il cibo a modo suo: viaggiando, valorizzando le tradizioni culinarie più antiche, più popolari, e sfidando le leggende dello street food all’insegna del piacere estremo. In questo libro, “Unti e bisunti. Viaggio nell’Italia dello street food” (Sperling & Kupfer, pp. 256, 15 euro) lo chef racconta la sua esperienza con la trasmissione “Unti e Bisunti” sul canale Dmax: le persone incontrate, le usanze e la storia dei cibi più tipici e più gustosi da mangiare per strada. Perché tutti possano sapere che, anche dentro un semplice panino con la milza o un “cuoppo” di alici, c’è un mondo da scoprire. Condito con le ricette delle sfide che lo hanno visto protagonista, insaporito da aneddoti da backstage e curiosità (incluso il motivo della sparizione del mitologico baffo), servito con uno stile frizzante, romanesco e sincero, il diario di viaggio di Chef Rubio svela un grande segreto: in cucina non importa che tu sia un cuoco stellato o un semplice appassionato, occorrono curiosità, amore per il cibo e la sua condivisione. (Red)

“LA MOGLIE MAGICA”: LA STORIA DI MARIANGELA
Mariangela, giovanissima e fresca di nozze, si trasferisce nell’elegante palazzina liberty di via Eustachi a Milano. I vicini restano incantati dai suoi grandi occhi illuminati di gioia e dalla sua carica travolgente di vitalità, al punto che il nomignolo di “Magìa”, che la accompagna da quando aveva due anni e non sapeva pronunciare il proprio nome per intero, sembra esserle stato cucito addosso dal destino. Eppure, nel tempo, gli stessi vicini la vedono spegnersi: quella ragazza allegra ed esuberante diventa una donna nervosa e sfuggente. E anche se tutti le vogliono bene, nessuno può aiutarla davvero, perché il motivo della sua tristezza è il marito Paolo. Per lui, 14 anni prima, Magìa ha lasciato il suo paesino di montagna, stregata dagli occhi neri e imperscrutabili di quel ragazzo di città e dalla promessa di una vita brillante, fatta di regali costosi e vacanze da sogno. Tuttavia, Paolo è un uomo che confonde l’amore con il possesso, che maschera con l’aggressività la propria insicurezza e riesce a essere geloso persino delle attenzioni che la moglie riserva ai loro due bambini. Dopo l’ennesimo gesto violento del marito, Magìa si risveglia dal suo torpore e si rende conto che la donna che vede allo specchio non è più lei. Allora ritrova il coraggio di riprendere in mano la propria vita e di ribellarsi. Perché deve salvare se stessa e i suoi figli: un desiderio così forte da far scaturire una “magìa”. Tutto questo è “La moglie magica” (Sperling & Kupfer, pp. 144, 14,90 euro) di Sveva Casati Modignani. (PO / Red)

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