Scrive sul Corriere della Sera Pierluigi Battista che chi legittimamente chiede quali siano le coperture finanziarie per dare 80 euro al mese a dieci milioni di italiani, non può essere additato al pubblico scherno come un “gufo”. E che chi è perplesso su questa particolare riforma del Senato non deve essere bollato come uno “che rema contro” o come “un parruccone”. Battista trova discutibile lo schema secondo cui chi sta con Renzi è un patriota e chi lo critica è invece un “rosicone”, parola un tempo adoperata nella suburra romana e oggi assurta a categoria politica. L’editorialista del Corriere, in buona sostanza, chiede a Renzi di non vivere le obiezioni come un oltraggio e di non cedere al tipico fastidio italico per la chi la pensa diversamente.
Invito a cui si associa la politologa Sofia Ventura, che sul sito Inpiu.net rimprovera i renziani di trattare intellettuali e giuristi critici come ridicole macchiette, azzeccagarbugli che altro non fanno che bloccare le magnifiche sorti e progressive del nuovo corso rottamatore.
C’è da dire che anche dall’altra parte non trionfano tolleranza e senso della misura. Ogni giorno, sul fronte antigovernativo, c’è qualcuno che grida al golpe. E’ stato un golpe, secondo Brunetta, approvare la riforma Delrio che anticipa l’abolizione delle province. Sarebbe un golpe, secondo Osvaldo Napoli, una riforma costituzionale approvata senza il si di Forza Italia. E’ un favore fatto alla mafia, secondo i 5 Stelle, l’ultima versione del reato di voto di scambio, nonostante la nuova norma sia stata definita ‘perfetta’ dal procuratore nazionale antimafia Roberti.
L’abuso di allarme democratico non è un reato, l’insofferenza alle critiche nemmeno, ma l’uno e l’altra non giovano alla qualità del confronto politico. (11 apr)