“Il governo punta a un cambiamento radicale nella Pa” ma per togliere il tema dalle montagne russe della campagna elettorale per le elezioni europee e per coinvolgere il più possibile “gli uomini e le donne che lavorano nella Pubblica amministrazione” l’esecutivo ha deciso di presentare il disegno di legge che conterrà tutte le misure nel Consiglio dei ministri del prossimo 13 giugno. “Preferirei fare un disegno di legge ed evitare il decreto”, spiega il presidente del Consiglio che si è presentato in conferenza stampa insieme con il ministro della Semplificazione e della Pubblica amministrazione Marianna Madia solo con “linee guida” che dovranno costituire il solco lungo il quale incanalare una discussione anche con le parti sociali. Dibattito, però, che sarà anch’esso “innovativo”, perché ai sindacati non sono offerti tavoli ma l’invito a fare proposte su temi concreti. A partire dai tre punti su cui dovrà fondarsi la riforma: capitale umano, tagli agli sprechi e open data come strumento di trasparenza e innovazione. Anche se in forma inedita la volontà di dialogo è stata ribadita più volte dal premier, anche perché, “una riforma contro i lavoratori avrebbe le gambe corte”. Tuttavia, su semplificazione del turnover, demansionamento, limite ai cumuli stipendiali compresi quelli da prepensionamento, riduzione del 50% dei permessi sindacali, possibilità di licenziamento per il dirigente privo di incarico oltre un certo periodo di tempo, il governo ha “già pronti i provvedimenti, potrebbero essere inseriti già domani in un decreto legge – sottolinea Renzi – ma noi siamo disposti ad ascoltare. Ascoltiamo tutti, però ci devono portare il discorso sui contenuti”. E chi avesse “dubbi e suggerimenti” può scrivere “all’indirizzo mail rivoluzione@governo.it”, dice Renzi ridendo dopo aver illustrato i punti della riforma. (30 apr)