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A Roma, creature
della paura e del mito

it@withub.it by it@withub.it
2 Maggio 2014
in Archivio speciali - Mostre
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 A ROMA I MOSTRI DELL’ARTE ANTICA

Attraverso più di cento reperti archeologici la mostra “Mostri. Creature fantastiche della paura e del mito”, fino all’1 giugno al Museo Nazionale Romano di Roma,  indaga i miti della tradizione classica che hanno influenzato l’arte moderna e contemporanea, e il cinema in particolar modo. Straordinari prestiti dai musei di tutto il mondo – Atene, Berlino, Basilea, Vienna, Los Angeles e New York – cui si aggiungono i prestigiosi reperti giunti da numerose collezioni di archeologia di musei italiani, consentono di restituire un ampio panorama dell’iconografia delle creature fantastiche presenti nelle culture antiche. Grifi, Chimere, Gorgoni, Centauri, Sirene, Satiri, Arpie, Sfinge, Minotauro, Tritone, Pegaso, Scilla e l’Idra di Lerna sono rappresentati su oggetti di tipologie diverse: sculture, terrecotte architettoniche, vasellame, armi, affreschi e mosaici di diversi ambiti culturali e cronologici, dall’Oriente alla Grecia al mondo etrusco, italico e romano. I mostri degli antichi racconti, al pari degli dèi, costituiscono da sempre un termine di confronto per gli esseri umani, lungo un percorso che ha permesso all’uomo di costruire la propria identità. Da questa riflessione prende spunto la mostra – promossa dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma – che affronta per aree tematiche l’iconografia di ciascun tipo di creatura fantastica e ne illustra l’evoluzione nel corso del tempo. A riprova dell’inesauribile fonte d’ispirazione rappresentata nel tempo da queste creature, insieme ai reperti archeologici sono esposte tre tele: di Alberto Savinio Creta, dalla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, il cui soggetto è un minotauro con testa di giraffa; lo splendido olio Medusa, di anonimo fiammingo della prima metà del XVII secolo proveniente dalla Galleria degli Uffizi, un tempo attribuito a Leonardo da Vinci, e, dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna, la tela del Cavalier d’Arpino Perseo libera Andromeda, con una pregiata rappresentazione di Pegaso.  (red)

LA RISCOPERTA DELL’AESTHETIC MOVEMENT

Più i nobili inglesi dell’800 si rinchiudevano nei loro manieri tappezzati dai Canaletto, più i ricchi borghesi in linea con quel che stava diventando la Gran Bretagna, prima potenza mondiale, apprezzavano i lavori degli autori dell’Aesthetic Movement –  sir Alma Tadema, Edward Burne-Jones, John William Godward, Arthur Hughes, Albert Moore -, per cercare una loro identità che desse aria e vita alla polvere puritana dell’Inghilterra della regina Vittoria. Il tempo si sarebbe dimostrato tiranno perché l’arte e il mondo avrebbero cancellato, rimosso, stracciato i quadri di questo gruppo di artisti per salvarne giusto le cornici. Ma il tempo è anche galantuomo e da dimenticati, disprezzati e denigrati, hanno riconquistato estimatori e fan. Tra questi il mecenate messicano Juan Antonio Pérez Simòn, ma anche sir Andrew Llloyd Webber, il celeberrimo compositore di musical. Della collezione di Pérez Simòn fanno parte le 50 magnifiche opere che si possono ammirare fino al 5 giugno nelle sale del Chiostro del Bramante per un’esposizione che, reduce dal successo parigino, approda in Italia per volare poi a Madrid: “Alma-Tadema e i pittori dell’800 inglese”. Protagoniste le tele dedicate al mondo della Grecia e della Roma Imperiale di sir Alma Tadema, che hanno ispirato i film mitologici fino agli anni Settanta, tra cui “Le rose di Eliogabalo”, una tela colossale esposta alla Royal Academy nel 1888 che sconvolse una generazione di scrittori tra cui Oscar Wilde, Gabriele D’Annunzio e Marcel Proust. In essa si vede il crudele imperatore romano di origine siriana che schiaccia gli ospiti sotto una cascata di rose. Decadente e al tempo stesso precisissima: la sala dei banchetti è ispirata a una descrizione di Gibbon, il Bacco sullo sfondo è quello dei Musei Vaticani, le rose dipinte con certosina perizia e pazienza.(red)

 

SE MAFAI INCONTRA KOUNELLIS

Nella mostra “Mafai-Kounellis. La libertà del pittore”, al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese, a Roma, fino all’1 giugno, 40 dipinti di Mario Mafai dal 1928 al 1964, sono oggetto di un “incontro” con uno dei massimi artisti contemporanei italiani, Jannis Kounellis. La mostra, promossa da Roma Capitale, ha il segno forte, ideativo e artistico di Jannis Kounellis che, in seguito all’invito di Bruno Corà, ha formulato un intervento unico nel suo genere che si configura come un grande omaggio al più anziano Maestro. Si tratta di una “rivisitazione” che offre una diversa angolazione di lettura delle sue opere e ne restituisce l’integrità poetica e pittorica. Un’opera gesto, un gesto integrale, forte e semplice con il quale Kounellis usa il suo linguaggio di lamiere per offrire le tele di Mafai. Nel 1957 Mario Mafai azzerò ogni precedente figuralità e, sulla tela, le forme e i colori giunsero ad una decostruzione che ben presto lasciò intravedere una diversa logica di concezione del quadro e della pittura stessa. Su quel ciclo di opere compiute dal 1957 sino alla scomparsa dell’artista nel 1965 sembra rimanere sospesa una percezione pregiudiziale, quasi che Mafai, qualche anno prima di concludere la sua attività con la mostra alla galleria L’Attico nel 1964, avesse rinnegato con quei dipinti tutta la sua pittura precedente. Una ricca e esauriente sezione documentaria – curata dalla figlia di Mario, Giulia Mafai – attende i visitatori al piano superiore del Museo per proporre foto, autografi, libri, locandine, cataloghi e altri significativi reperti che tracciano la metamorfosi del percorso biografico di Mafai e le sue relazioni artistiche. Non manca una sezione video con il filmato “Mafai mio padre” (1968), per la regia della stessa Giulia Mafai, messo a disposizione dell’Istituto Luce. Pubblicato un catalogo con un dialogo con Kounellis, brani del diario di Mafai e testimonianze di Miriam, Simona e Giulia, figlie del pittore.(red)

MILANO CELEBRA PIERO MANZONI

Fino al 2 giugno Palazzo Reale, a Milano, ospita una grande mostra dedicata a Piero Manzoni, uno degli artisti più geniali, innovatori e controversi del XX secolo, nato a Soncino nel cremonese e morto a Milano nemmeno trentenne, nel 1963. Promossa e prodotta da  Comune di Milano, Palazzo Reale e Skira editore e in collaborazione con la Fondazione Piero Manzoni, la mostra “Piero Manzoni 1933-1963” presenta oltre 130 opere che rendono conto della intera parabola artistica di Manzoni, con la più importante esposozione mai realizzata a Milano dalla sua morte. Genialmente radicale, Manzoni viene raccontato dagli esordi in area postinformale alla concezione degli Achromes, dalle Linee alle Impronte, dal Fiato alla Merda d’artista, dal coinvolgimento del corpo fisico vivente nell’opera alla dimensione totalizzante dell’esperienza estetica di progetti come il Placentarium. Un apparato di materiali documentari originali: manifesti, fotografie, cataloghi, lettere integra il percorso espositivo, restituendo il clima fervido a cavallo tra anni ’50 e ’60, quando la città è già una delle autentiche capitali culturali europee. E viene proposto un filmato con documenti inediti che costituiscono rarissima testimonianza d’immagini registrate dell’artista in alcune tra le sue più note azioni creative, come le uova segnate dalla sua impronta digitale destinate alla Consumazione dell’arte o le persone firmate come Sculture viventi. (red)

A PAVIA UN PISSARRO MULTISENSORIALE

Prosegue con successo il programma di valorizzazione culturale delle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia con il ciclo di mostre dedicate all’Impressionismo. Dopo Degas, Renoir e Monet, è la volta di un altro importante artista del movimento francese: Camille Pissarro. Decano degli impressionisti, Pissarro divenne punto di riferimento per tutti i suoi compagni e per molti giovani artisti indipendenti dell’epoca – come Paul Cézanne, Paul Gauguin, Vincent Van Gogh – svolgendo un ruolo fondamentale nella promozione dell’arte. Grazie alle nuove tecnologie è lo stesso Pissarro, attraverso un suggestivo racconto in prima persona, ad accogliere e ad accompagnare i visitatori della mostra “Camille Pissarro, l’anima dell’Impressionismo”, allestita fino al 2 giugno. Liberamente ispirato al libro “Vortici di Gloria. Il romanzo degli impressionisti”  di Irving Stone, che ricostruisce le vicende artistiche e umane dei maggiori rappresentanti dell’Impressionismo, il racconto proposto all’interno dell’esposizione, oltre a fornire cenni storico-artistici e biografici sull’artista, si concentra sulle sensazioni e sulle emozioni più intime del pittore. La mostra si trasforma in uno spettacolo sensoriale in cui le opere, protagoniste indiscusse, si animano attraverso le parole di Pissarro, suggestive immagini proiettate all’interno dello spazio espositivo e fragranze selezionate in base ai temi trattati per un’esperienza completamente immersiva e una totale fruizione dell’opera d’arte. Le video proiezioni, oltre ad esaltare la componente emotiva delle opere stesse, forniranno al visitatore una serie di approfondimenti testuali sui principali dipinti esposti diventando un utile e dinamico supporto didattico.  (red)

 

 

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