In Italia e in Europa sono migliaia le donne che combattono contro il tumore al seno in fase avanzata e che oggi grazie ai progressi delle terapie convivono sempre più a lungo con la malattia, con una migliore qualità di vita. A loro è dedicata “Tutta la vita che c’è”, una campagna nazionale itinerante d’informazione realizzata con l’obiettivo di dare finalmente voce e ascolto alle esigenze e alle speranze di migliaia di donne “invisibili” con tumore al seno avanzato. La campagna, realizzata con il contributo di Novartis, è promossa da Salute Donna onlus e Andos, Associazione Nazionale Donne Operate al Seno e si articola in un ciclo di incontri nei quali le pazienti potranno confrontarsi con gli specialisti su tutti gli aspetti della vita quotidiana coinvolti dalla malattia, parlare apertamente della loro condizione e condividere le loro esperienze. La campagna “Tutta la vita che c’è” è già partita: i primi incontri si sono svolti a Firenze, Torino e Napoli nelle scorse settimane. La prossima tappa prevista è L’Aquila. Seguiranno altri incontri in molte altre città italiane. Nell’ambito della campagna si potrà aggiungere una foglia all'”Albero della vita” che correderà ogni incontro, scrivendo un pensiero per manifestare supporto alle donne che lottano. Messaggi e obiettivi della campagna si ricollegano al progetto Her (e) and Now, un’iniziativa di awareness paneuropea promossa da Novartis Oncology per mettere in evidenza l’impatto socio-economico di questa patologia e migliorare in tutto il Continente i livelli di assistenza e supporto per queste pazienti. In Italia vivono circa 500.000 donne che hanno ricevuto una diagnosi di carcinoma mammario e alcune delle donne con malattia in stadio iniziale sono destinate a sviluppare una forma di tumore avanzato. Le prospettive per queste pazienti sono migliorate grazie a una più approfondita conoscenza dei meccanismi molecolari alla base delle diverse forme di tumore della mammella e all’ avvento di terapie mirate che agiscono contro specifici bersagli molecolari. Ma l’impatto della patologia, ad oggi, resta pesante, anche per le ricadute di tipo psicologico. (PO / Red – 6 mag)