ARRIVA IL “PASTO AL SOLE” DI PATRIZIO RISPO
Trecento ricette scritte con ironia e una certa “inflessione” napoletana dall’interprete di uno dei personaggi delle serie televisive italiane più seguiti e amati, Patrizio Rispo, alias Raffaele, il portiere di “Palazzo Palladini” nella fiction “Un posto al sole”. Le raccoglie “Un pasto al sole”, il volume di Rai Eri presentato al Salone del Libro di Torino dall’autore, insieme a Maurizio De Giovanni e Francesco Pinto. Tra tanti libri di cucina, la diversità che giustifica “Un pasto al sole”, in una nuova edizione rivista e ampliata, è la semplicità: i piatti hanno, infatti, prevalentemente un carattere di promemoria e rispondono a una domanda tanto banale quanto ripetuta, “che mangiamo oggi?”. In questa edizione sono riproposti tutti i piatti della tradizione napoletana, dalle uova all’occhio di bue al pranzo di Natale, comprese le contaminazioni che ormai fanno parte della cucina di casa Rispo. Una cucina che, come quella della famiglia Giordano di “Un posto al sole” è luogo di incrocio tra piatti e passioni per dirla alla “Jurdàn”, il personaggio un po’ filosofo un po’ portiere interpretato da Patrizio Rispo. Patrizio Rispo, attore di teatro, cinema e televisione, dal 1996 interpreta il ruolo di Raffaele Giordano, il portiere di “Palazzo Palladini”, nella fiction “Un posto al sole”. In teatro, ha recitato a fianco di grandi attori come Vittorio Caprioli, Carla Gravina, Valeria Moriconi. Per cinque anni ha avuto una compagnia teatrale con Biagio Izzo, Mario Porfito e Mimmo Esposito. Nel 2006 ha pubblicato il ricettario Un pasto al sole (Graf Editore), che racchiude le principali ricette della famiglia Rispo e che si basa prevalentemente sulla cucina napoletana. HE’ inoltre autore di commedie teatrali. (Gil)
“I SEMAFORI ROSSI NON SONO DIO”, VIAGGIO IN COMPAGNIA DI GINO PAOLI
“I semafori rossi non sono Dio” è un racconto-colloquio con Gino Paoli, che ripercorre la sua storia di artista ma anche quella dell’Italia dal 1960 ad oggi, perché la vita di Paoli si incrocia con la storia di questo Paese: amico non solo di Tenco, De Andrè, Mina e talent scout di Lucio Dalla, Gino Paoli è stato compagno di scuola di Renzo Piano, amico di Beppe Grillo, Antonio Ricci oltre che parlamentare per il PCI dal 1987 al 1992. “Paoli è essenziale. Un poeta per sottrazione. Il suo racconto ha il sapore strutturato delle storie a cui non siamo più abituati. È questo forse che ci avvince alla trama della sua vita, quella fascinazione che s’è persa da quando vogliamo abituarci a pensare in 140 caratteri”, scrive Lucio Palazzo nell’introduzione del libro, in gran parte raccontato dallo stesso artista e dove la voce narrante è ridotta al minimo, perché lo spazio delle pagine possa riempirsi dei commenti e dei fatti che il protagonista ripercorre con grande sincerità, dando voce ai suoi pensieri sempre netti e diretti. La prefazione al libro è di Antonello Piroso. “I semafori rossi non sono Dio” non è solo il ritratto di uno straordinario artista, ma la narrazione di un Paese fatta da chi lo ha guardato con gli occhi dell’artista, del politico, dell’intellettuale, del poeta; dentro c’è la sua vita, la carriera, il successo, gli amori, le idee, le lotte, gli amici e le sue canzoni. “La realtà da cui venne fuori Il cielo in una stanza era simile a quella raccontata nei suoi film da Federico Fellini. Avevo più o meno 17 anni – dice Gino Paoli – ed ero affascinato dal mondo dei bordelli, che erano diversi da come li si può immaginare oggi; a volte usavo la scolorina per correggere la carta d’identità e poterci entrare”. Fu la canzone che lo portò al successo e che come le altre, raccontano non solo una storia ma l’Italia, i suoi cambiamenti, i suoi drammi e le sue vittorie. Si comprende così con maggiore coscienza, utilizzando la lente del tempo, che Sapore di sale, scritta nel 1963, è una canzone triste che fiuta il declino di un boom economico che inizia a scricchiolare ma nessuno vuole riconoscerlo per non incrinarne l’incantesimo o che Quattro amici “al bar che volevano cambiare il mondo”, del 1991, è una motivo amaro che però ha in sé un seme di speranza nei giovani. “Una delle cose che mi rimane dopo il tempo passato con Paoli per questo libro – scrive Lucio Palazzo – sono le atmosfere, in particolare quell’atmosfera di amicizia e di complicità, quel legame che nasce dall’aver passato fianco a fianco la difficoltà, la povertà, le miserie della vita che legava ragazzi come Gino, Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Arnaldo Bagnasco, Umberto Bindi”.(red)
MASSIMO RECALCATI IN DIFESA DELL’AMORE CHE NON VUOLE MORIRE
“Non è più come prima. Elogio del perdono nella vita amorosa” (Raffaello Cortina, pp. 160, 13 euro) di Massimo Recalcati racconta l’amore che dura, le sue pene e la sua possibile redenzione. Non si occupa degli innamoramenti che si esauriscono nel tempo di una notte senza lasciare tracce. Indaga gli amori che lasciano il segno, che non vogliono morire nemmeno di fronte all’esperienza traumatica del tradimento e dell’abbandono. Cosa accade in questi legami quando uno dei due vive un’altra esperienza affettiva nel segreto e nello spergiuro? Cosa accade poi se chi tradisce chiede perdono e, dopo aver decretato che non era più come prima, vuole che tutto torni come prima? Dobbiamo ridicolizzare gli amanti nel loro sforzo di far durare l’amore? Oppure possiamo confrontarci con l’esperienza del tradimento, con l’offesa subita, con il dolore inflitto da chi per noi è sempre stato una ragione di vita? Il volume elogia il perdono come lavoro lento e faticoso che non rinuncia alla promessa di eternità che accompagna ogni amore vero. (Red)
CALCIO E CULTURA, UN VIAGGIO ANTROPOLOGICO NEL BRASILE
Il Brasile è il Paese del calcio, non soltanto perché ha vinto cinque mondiali, ma soprattutto perché Pelé e Garrincha, la Seleção e il futebol bailado fanno parte dell’immaginario di tutti, adulti e bambini. La Copa 2014 è l’occasione per conoscere Bahia, Rio, Manaus, San Paolo, Porto Alegre: città straordinarie, diverse tra loro e contraddittorie, per incontrare un popolo meticcio, fantasioso e farsi coinvolgere dalla cultura multicolore di un Paese emergente, giovane e musicale che mostra al mondo la sua voglia di stupire. Un’opportunità antropologica prima ancora che sportiva o turistica. Bruno Barba, nel suo “No país do futebol. Brasile 2014: il calcio torna a casa” (Effequ, pp. 208, 14 euro) accompagna i lettori in un viaggio antropologico e celebrativo nel Brasile. (Red)
“PRIMA GENERAZIONE”: UNA STORIA FANTASCIENTIFICA
“Mi hanno ucciso a sangue freddo. Dozzine di volte. Ma non lascerò che accada di nuovo”. Inizia così “Prima generazione” (saldaPress, pp. 128, 14.90 euro), il volume inaugurale della serie a fumetti “Clone” appena uscito nelle fumetterie italiane. La serie targata Skybound è una creatura di David Schulner, produttore e sceneggiatore televisivo americano, che si è imposto in questi anni nel panorama narrativo grazie alla produzione e alla sceneggiatura di The Event, Desperate Housewives e What About Brian. Autore dei disegni, invece, è lo spagnolo Juan Jose Ryp. A pronunciare le parole che aprono il volume è un uomo che si chiama Foster, identico al dr. Taylor e preoccupato per la sua salvezza. L’innesco della storia è in puro stile action-thriller, ma ben presto le vicende legate alla caccia di cui è protagonista la famiglia Taylor si intrecciano con questioni ben più complesse e gravose, che hanno a che fare col governo degli USA e con la ricerca scientifica legata alle cellule staminali embrionali. Protagonista di questo secondo piano della narrazione è il vicepresidente americano Charles, alle prese con una decisione che potrebbe salvare sua figlia, ma compromettere la sua candidatura alla Casa Bianca. (Red)