Ha scritto l’economista Giacomo Vaciago che in questi anni ci siamo tutti divertiti a dire la nostra sulla Germania. “Il lunedì ne abbiamo paura. Il martedì le attribuiamo le colpe dei nostri errori. Il mercoledì le facciamo sapere in che cosa noi siamo migliori. Il giovedì le chiediamo di fare di più. Il venerdì le rinfacciamo Auschwitz. Nel week end ci riposiamo, e poi si ricomincia”.
La citazione di Vaciago è tratta dalla nuova edizione del libro “Cuore Tedesco” (Donzelli), scritto dal filosofo e germanista Angelo Bolaffi. La tesi di Bolaffi è che oggi la Germania sia non solo la migliore democrazia europea, ma anche il modello attorno al quale costruire la futura Unione. Prendendo finalmente atto – prima di discutere i pro e i contro del pareggio di bilancio – che l’ossessione tedesca per l’austerità è anche il rifiuto, morale oltre che economico, di una politica che compra consenso a debito delle nuove generazioni.
Bolaffi denuncia l’inedita alleanza italiana tra esponenti politici di destra e di sinistra che, facendo della Germania un comodo capro espiatorio, sperano di nascondere il proprio fallimento pratico e intellettuale. E fa propria l’osservazione dell’ambasciatore Silvio Fagiolo secondo il quale in assenza di simboli collettivi, giornate storiche, battaglie decisive, separazioni traumatiche, memorie proprie da contrapporre a quelle degli altri, l’identità dell’Unione Europea può basarsi solo sulla ragione.
L’impresa è difficile, ma Bolaffi non dispera che nei prossimi anni noi si sappia decidere cosa fare non contro ma assieme alla Germania. Il momento è propizio, perché la crisi della moneta comune ha avvicinato tra loro gli europei molto più di quanto abbia fatto mezzo secolo di tranquilla convivenza nel segno del reciproco disinteresse. E se stiamo litigando, forse vuol dire che cominciamo a sentirci parte di un destino comune.
(20 mag)