Chi ha preso sul serio l’oggetto del voto che daremo domenica è l’industria editoriale, che a differenza della politica ha partecipato con iniziative di grande qualità al dibattito sul futuro dell’Europa. Il Mulino ha chiesto a Giuliano Amato ed Ernesto Galli Della Loggia se sia possibile un’Europa non matrigna ma fonte di benefici. Le risposte sono tutt’altro che scontate. Galli Della Loggia, per esempio, pensa che l’Europa si possa salvare solo se muore l’ideologia europeista. Amato ipotizza un autonomo bilancio della zona euro, dotato di risorse proprie, una rivoluzione che finirebbe col mettere l’euro nelle condizioni del dollaro.
Costanza Margiotta, che insegna filosofia del diritto a Padova, pubblica invece per Laterza un saggio dedicato alla cittadinanza europea, che ha compiuto 20 anni anche se nessuno se n’è accorto. La cittadinanza è quella felice condizione che dovrebbe consentire di muoversi portando con sé i propri diritti.
Donzelli affida invece a Thierry Vissol, a lungo funzionario della Commissione, il compito di raccontare, con l’aiuto della satira, una controstoria del continente e dell’euroscetticismo.
“La diversità come ricchezza” è il titolo del saggio Einaudi scritto da Michele Canonica e dal nuovo ministro dell’economia Pier Carlo Pàdoan. Titolo non scontato, visto che la moneta unica richiede invece che le diversità siano ridotte al minimo e possibilmente eliminate.
Ancora al Mulino si deve il testo di Claus Offe, dei più autorevoli ricercatori sociali della Germania contemporanea. “L’Europa in trappola” , con prefazione di Michele Salvati, non annuncia una resa ma indica una via d’uscita. La stessa casa editrice ha raccolto sotto il titolo “L’Unione divisa” le analisi di diversi autori sui limiti ma anche sui meriti della convergenza, paragonandola con l’esperienza degli Stati Uniti. (22 mag)