“Entro una settimana deve ripartire la discussione sulle riforme costituzionali. Approviamo in prima lettura la riforma costituzionale che non è soltanto del Senato, è anche del Titolo V. Subito dopo si va con la legge elettorale. Il risultato elettorale delle ultime europee è un incentivo a far subito la legge elettorale: l’importante è che ci sia un ballottaggio dove alla fine sai chi vince. Se le cose non le facciamo è colpa anche dei politici, abbiamo avuto per anni dei politici che sono stati campioni mondiali degli alibi. Se le riforme non le facciamo è colpa mia”: così il presidente del Consiglio Matteo Renzi, intervistato al Festival dell’Economia di Trento da Enrico Mentana, delinea la road map sulle riforme premendo l’acceleratore. Renzi parla poi a 360 gradi dei punti cardine dell’attività di governo – dalla pubblica amministrazione, alla giustizia e al fisco – e annuncia entro fine luglio lo “sblocca Italia”, per sbloccare gli “interventi fermi da quarant’anni”: domani saranno inviate lettere ai sindaci di tutta Italia “per chiedere di individuare sul loro territorio le questioni bloccate” e i primi cittadini avranno 15 giorni per fare le loro segnalazioni. Il tutto sarà coordinato da una cabina di regia a Palazzo Chigi.
“TRA DIECI ANNI NON FARO’ POLITICA” – Tra dieci anni il presidente del Consiglio assicura che non farà più politica e parla così del futuro del nostro Paese: “Tra dieci anni mi immagino un’Italia ‘smart’, anzi è meglio non usare l’inglese – sottolinea con un filo di ironia -, mi immagino un’Italia bella, in cui i giovani vogliono tornare perché questo Paese è diventato attrattivo”.
“IN UE NON BASTA PARLARE DI NOMINE” – Per quanto riguarda il nodo nomine nella Ue, il premier afferma: “Non credo che ci sia un problema Jean-Claude Juncker, può essere un nome ma non il nome. Certo il problema della democrazia europea non si risolve così, parlando solo di nomine. Bisogna avere una visione alta di indirizzo, la politica deve fare questo”.
“SCIOPERO RAI UMILIANTE” – Il presidente del Consiglio interviene poi sullo sciopero indetto dai sindacati Rai, previsto per l’11 giugno, legato al problema dei tagli stabiliti dal governo: “Se alla Rai avessero annunciato lo sciopero nella settimana delle elezioni prendevo il 42,8% e non il 40,8%. Vogliono fare lo sciopero, lo facciano” afferma Renzi, che spiega come “la polemica nasce da un finto problema. Diamo due possibilità: riorganizzare sedi regionali o vendere Raiway. Se fossi nel management ascolterei l’azionista”. Secondo il premier si tratta di “uno sciopero umiliante quando tutte le famiglie nel Paese reale tirano la cinghia. Facciano e poi confrontiamo i numeri e quanto costano le sedi regionali”. (Red – 1 giu)