Dopo un lungo oblio è tornato agli onori della cronaca il tema dell’evasione fiscale. Il merito non è del governo, che sulla questione è purtroppo silente, ma del gruppo di tecnici che fa capo all’ex ministro Vincenzo Visco e al suo centro studi Nens.
Visco, ordinario di Scienza delle Finanze ed esponente del Pd, è da anni il principale avversario del partito degli evasori fiscali, un gruppo sociale molto radicato, molto trasversale e molto ben rappresentato in Parlamento e sui media. All’Italia questo partito – che ama rappresentare Visco come Dracula, invertendo le parti in commedia – costa circa 150 miliardi l’anno. Denari che se fossero incassati ridurrebbero sensibilmente la pressione fiscale e consentirebbero di risolvere molti problemi.
Ieri Visco ha presentato un progetto di riforma che prevede un gigantesco scambio: da una parte ci sono la riduzione dell’Irpef, del costo del lavoro, delle tasse sulla casa, l’abolizione dell’imposta di registro e altre imposte di bollo: il tutto per un costo complessivo di 43 miliardi. Dall’altra c’è una radicale riforma del regime Iva, l’imposta che più di ogni altra produce evasione fiscale: con false fatturazioni, crediti inesistenti, omessa dichiarazione e i conseguenti effetti negativi sul gettito delle altre imposte.
Visco propone di intervenire sulle aliquote, impedendone l’uso strumentale, rendendole il più possibile omogene, spostando la tassazione dal consumo finale agli scambi intermedi, rivedendo il meccanismo di inversione contabile, introducendo scontrino e fatturazione telematica, utilizzando la carta elettronica per le prestazioni professionali: così lo Stato partendo dall’Iva potrebbe recuperare 53 miliardi di imposte evase, finanziando la riduzione delle altre tasse.
L’ex ministro ha invitato il governo a prendere l’iniziativa e l’amministrazione finanziaria a smetterla di usare i piccoli evasori come scudi umani per coprire gli evasori veri. (13 giu)