(13 giu) Si parte. Il Mondiale di calcio brasiliano è iniziato con la vittoria dei padroni di casa per 3-1 sulla Croazia, e proseguito con un terzetto di sfide di livello diverso (Messico-Camerun, Spagna-Olanda, Cile-Australia). E sabato notte tocca all’Italia: oggi l’Italia lascia il ritiro di Mangaratiba per Manaus, dove affronterà l’Inghilterra nella sua gara d’esordio del Mondiale. Gli Azzurri arriveranno a Manaus alle ore 20 italiane) e alle 19.30 (l’1.30 ora italiana) sosterranno l’allenamento di rifinitura sul terreno di gioco dello Stadio ‘Arena Amazonia’. Alla comitiva azzurra è arriva anche una lettera di incoraggiamento di Gigi Riva, istituzione del calcio italiano, uno che la Nazionale e i Mondiali li ha vissuti per 44 anni sia da giocatore che da dirigente (era lui il punto di riferimento della squadra di Lippi nel 2006 in Germania.” Le gambe e i dolori alla spalla mi trattengono qui, ma il cuore tifa ancora Italia”: Riva domani vivrà un’altra notte azzurra, stavolta da casa sua a Cagliari: “Mi metterò da solo davanti al televisore, abbasserò il volume per non farmi condizionare nei giudizi, e soffrirò. Come se stessi lì, in panchina a Manaus”. Fino a poco prima della partenza per il Brasile, Cesare Prandelli ha provato a convincerlo a tornare, l’ultima telefonata una settimana prima dell’inizio del ritiro di Coverciano. “Mi ha fatto piacere: è stato sempre schietto e diretto, come piace a me. I guai fisici mi hanno impedito di dire sì – racconta Riva – ma ora che si comincia a giocare, caspita se mi manca questo Mondiale…”. Alla nazionale invia anche un altro messaggio: “L’Italia vive un momento difficile, spesso nei mesi scorsi ho evitato di parlare di calcio perché mi sembra difficile farlo con tanta gente che ha altro cui pensare: però le partite della nazionale in Brasile possono dare a tante persone un po’ di orgoglio, e regalare un sorriso”. Presente idealmente a Manaus, Riva si stringe a Buffon, “grande campione e grande uomo”, ma ha una curiosità che gli rimane dentro: “Vedo tanti ragazzi interessanti: Darmian, Verratti, Immobile. Ecco, vorrei essere lì per guardarli negli occhi un minuto prima di scendere in campo: non è dai piedi, ma da quello che si capisce che giocatore sei”.