Le parole in politica valgono quel che valgono, ma quelle pronunciate la scorsa settimana dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio potrebbero risultare meno effimere delle altre. Il parlamentare 5 Stelle, forse il più autorevole dei parlamentari grillini, ha detto che dopo il risultato delle europee è inevitabile che le forze politiche comincino a dialogare su temi come la legge elettorale e la giustizia, “per evitare di restare nel limbo”.
Se davvero il Movimento 5 Stelle uscirà dal limbo, mettendo la sua notevole forza parlamentare a disposizione del gioco politico, lo scenario cambierà radicalmente e tutti dovranno rifare i loro conti.
Fino a ieri gli accordi tra Renzi e Berlusconi sulle riforme erano una scelta obbligata, per mancanza di alternative. L’unico modo per tenere in vita la legislatura. Da domani potrebbero diventare solo una delle opzioni possibili, dunque con una compromissione politica assai più marcata.
Se giocassimo a bocce ferme, un accordo tra Renzi e Grillo sulla legge elettorale sarebbe da escludere, perché uno propone il maggioritario e l’altro il proporzionale. Ma le bocce non sono affatto ferme, le posizioni sono mutevoli anche dentro il Pd e Berlusconi, indispensabile per l’approvazione dell’Italicum, le ha rese ancora più mosse rilanciando il tema dell’elezione diretta del presidente della repubblica e proponendo addirittura un referendum. Infine c’è da segnalare che è tornata in gioco anche la Lega, dialogante con Grillo.
Sembra che tutti, tranne Renzi, abbiano una gran fretta di far saltare gli equilibri attuali. Che peraltro penalizzano soprattutto il presidente del consiglio.
(23 giu)