Jean-Claude Juncker è il presidente designato della Commissione europea. E’ il risultato del voto effettuato tra i capi di Stato e di governo nel Consiglio europeo di Bruxelles di oggi, il primo dopo le elezioni europee di maggio. Il lussemburghese è stato scelto con 26 voti favorevoli e due contrari, quelli di Gran Bretagna e Ungheria, e nonostante la forte contrarietà del premier David Cameron, che aveva avvertito come Juncker “non sia la persona giusta per far crescere questa organizzazione” in quanto da lui ritenuto “eccessivamente europeista”. Intanto, in mattinata, l’Ucraina ha firmato l’Atto di Associazione e il ‘final Act’ con l’Unione Europea. La cerimonia si è tenuta a Bruxelles, dove è in corso il vertice dei primi ministri dell’Unione Europea. Per l’Ucraina, ad apporre la firma finale è stato il presidente Petro Poroshenko, per il quale quello di oggi “è uno dei giorni più importanti dall’indipendenza dell’Ucraina, e dobbiamo utilizzare questa opportunità per modernizzare il Paese. Abbiamo bisogno solamente di una cosa: pace e sicurezza. Speriamo che l’Europa Unita continuerà a dimostrare la stessa solidarietà messa in campo finora”. Anche la Crimea – ha spiegato Poroshenko – è parte dell’accordo: sono stati necessari “sette lunghi anni di percorso spinoso, con alti e bassi”. Prima della firma dell’accordo, il presidente ucraino aveva avuto una colazione di lavoro con il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy e il presidente della Commissione Jose Manuel Barroso. Una colazione di lavoro propedeutica alla riunione del Consiglio Ue incentrata proprio sui rapporti con Kiev, e che si è conclusa con la compilazione di un documento che pone quattro condizioni per la de-escalation, con scadenza al 30 giugno : accordo su un meccanismo di verifica monitorato dall’Osce per il cessate il fuoco e l’effettivo controllo della frontiera; il ritorno delle autorità ucraine ai tre checkpoint di confine (Izvarino, Dohzhanskiy, Krasnopartizansk); il rilascio degli ostaggi inclusi gli osservatori Osce; il lancio di un negoziato sull’attuazione del piano di pace del presidente Poroshenko. Il mancato rispetto di questi punti potrebbe portare all’attuazione di nuove sanzioni. Intanto lo stesso Poroshenko ha deciso di prolungare di altre 72 ore la tregua (comunque non priva di incidenti) con i separatisti filo-russi dell’est del paese: decisione accolta con favore dalla stessa Russia. Che nella notte aveva anticipato in qualche modo l’Europa, con la liberazione dei quattro osservatori dell’Osce che erano stati sequestrati dai ribelli esattamente un mese fa. (Sis – 27 giu)