Favorire il libero mercato e la concorrenza, senza dimenticare il welfare. Spezzare i legami tra grandi gruppi economici, che spesso si risolvono in cartelli di mercato. Intervenire sul conflitto di interessi, sulle banche, sulle Rc Auto, sulle società pubbliche. Sono queste le priorità segnalate dal presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, Giovanni Pitruzzella, nella relazione annuale al Parlamento, in Senato. Autorità che nel 2013 ha irrogato sanzioni per 112,8 milioni di euro, e nei primi sei mesi del 2014 pari a 184,5 milioni, mentre in sede di accertamento di pratiche commerciali scorrette, sono state irrogate sanzioni per 9,2 milioni di euro nel 2013 e per 8,2 milioni nei primi sei mesi del 2014 (per un totale dunque negli ultimi diciotto mesi di circa 318 milioni di euro: tra questi i 180 milioni comminati ai gruppi farmaceutici Roche e Novartis “per un cartello avrebbe causato maggiori esborsi al Servizio sanitario pari a 540 milioni di euro nel 2013, che sarebbero cresciuti a circa 615 nel 2014”). Prima ancora di Pitruzzella, sul concetto fondamentale di concorrenza si era soffermato anche il presidente del Senato Pietro Grasso, che aveva ricordato come “solo con un mercato libero e concorrenziale l’Italia e l’Europa potranno uscire dalla crisi” perché “una concorrenza effettiva stimola le imprese a diventare più efficienti; consente alle aziende maggiormente produttive di prendere il posto degli operatori meno efficienti; promuove gli investimenti e l’innovazione”. Pitruzzella, dal canto suo, ha attaccato quello che definisce “capitalismo di relazione”, basato sull’intreccio tra pochi grandi potentati economici, sulle loro relazioni con il potere politico e amministrativo, sulla ricerca delle rendite di posizione, perché “si basa sui privilegi piuttosto che sui meriti, aggrava le disuguaglianze, rende la società chiusa, statica, poco aperta alla concorrenza e all’innovazione” e “sacrifica l’aspirazione degli individui di poter migliorare la loro posizione sociale esclusivamente in virtù dei loro meriti”. E spinto per la relazione concorrenza-welfare, laddove “la concorrenza avrà anche dei costi sociali, perché le imprese inefficienti escono dal mercato e questo potrebbe portare nuova disoccupazione. Ma la gravità di simili conseguenze dovrebbe indurre non tanto a sterilizzare la concorrenza, quanto a migliorare i meccanismi di welfare e a rinvigorire le politiche per il reimpiego dei lavoratori”. Quindi le note dolenti: il conflitto di interessi, “la cui insufficienza abbiamo segnalato al Parlamento con la relazione semestrale inviata a dicembre del 2013, in cui ribadivamo la necessità di una riforma della materia”. Il sistema delle assicurazioni Rc auto (secondo l’Antitrust è ” necessario un intervento di riforma, i prezzi per le polizze pagati dai consumatori sono tra i più alti d’Europa e la mobilità degli assicurati da una compagnia all’altra è particolarmente bassa”), gli intrecci bancari: (“occorre continuare il processo di rescissione dei legami personali tra diversi istituti, avviato, su suggerimento dell’autorità antitrust, con l’introduzione del divieto di interlocking directorates. Ora questo divieto va reso effettivo anche per le fondazioni bancarie”), le società pubbliche (“Occorre procedere a un’opera di riordino radicale prevedendo dismissioni o l’impossibilità di rinnovare gli affidamenti per quelle società che registrano perdite o forniscono beni e servizi a prezzi superiori a quelli di mercato, n modo da aprire spazi alla concorrenza in quegli ambiti in cui non trova giustificazione tecnica il mantenimento di diritti in esclusiva, e valorizzando negli altri casi la concorrenza per il mercato”). (Sis – 30 giu)
