Anche in politica sta vincendo la nostalgia. Dalla moneta unica alla globalizzazione si pensa che tornare indietro sia il modo migliore per andare avanti. Si discute fino all’esaurimento della bontà della lira pur sapendo che se l’avessimo oggi in tasca sarebbe carta straccia. Si vagheggia un mondo di frontiere chiuse facendo finta di ignorare che viviamo da tempo in una società multipla.
E, soprattutto si rimpiangono uomini e idee di tempi politici conclusi. Berlinguer è tornato improvvisamente d’attualità. Craxi, messo a confronto con i successori, riceve dai più il titolo di statista. E c’è qualcuno che solo vent’anni fa avrebbe immaginato che ci saremo trovati ad avere nostalgia della Democrazia Cristiana?
“Non moriremo democristiani!” aveva promesso Luigi Pintor e oggi è tutto un dirsi quanto si stava bene quando governava la DC. Nel chiacchiericcio del web si leggono frasi come queste: “Quando c’erano loro le tasse si pagavano giuste”, “Non ho mai amato la DC, ma la rimpiango tantissimo”… tanto che un bravo giornalista come Marco Damilano ha inventato la categoria dei “Democristiani immaginari” titolo di un libro che fornisce molto materiale a questo tipo di nostalgici.
Il rigore di De Gasperi che ricostruisce il Paese, l’abilità luciferina di Andreotti celebrata anche al cinema, la sobrietà esagerata di Moro in giacca e cravatta sulla spiaggia, Alberto Sordi e Gino Bartali che si vantavano di essere democristiani (in tempi in cui nessuno confessava di votare D.C.), fanno apparire i politici, gli attori e gli sportivi di oggi dei nani che non riescono nemmeno ad arrampicarsi sulle spalle di quei giganti. Scherzi della nostalgia si dirà, con l’utile dimenticanza di scandali e ombre per non compromettere apologie tardive. Ma quanta strada si può fare con la nostalgia? (4 lug)