In Italia la prevalenza di fumatori si è ridotta del 30% rispetto al 1983, quando a fumare era il 31,1% della popolazione di 14 anni e più mentre nel 2013 è il 21,1%. Il gap di genere si è invece ridotto nel tempo soprattutto per la riduzione della quota dei fumatori piuttosto che delle fumatrici: nel 1983 i fumatori erano il 45,6% e le fumatrici il 17,7%. E’ quanto emerge dal rapporto Istat su “Tutela della salute e accesso alle cure” riferito al 2013.
I FUMATORI GIORNALIERI – Considerando la prevalenza di fumatori giornalieri, indicatore che l’OCSE raccoglie annualmente tra i paesi europei, l’Italia si colloca quasi nell’ultimo quartile, con una prevalenza di fumatori giornalieri (daily smokers) pari al 19,3%, a fronte del 31,9% della Grecia (dato riferito al 2009). Rispetto al 2005, anno in cui è entrata in vigore la legge Sirchia, la quota di fumatori ha subito solo una lieve riduzione, dal 21,3% al 21,1%. Fra il 2013 e il 2012, la quota di fumatori si contrae invece di un punto percentuale. Nel 2013 la quota di fumatori è pari al 21,3%, sostanzialmente stabile rispetto al 2005, anno in cui l’effetto della legge Sirchia aveva determinato una lieve riduzione. Tuttavia, tra il 2012 e il 2013, la quota di fumatori si contrae di un punto percentuale (indagine “Aspetti della vita quotidiana”).
I FUMATORI FORTI – Diminuisce però in misura decisa, sia fra gli uomini che fra le donne, la quota dei fumatori forti, ossia coloro che fumano oltre 20 sigarette al giorno (da 38,1% a 31,2%). Nel confronto di genere, pur restando stabili le differenze nelle prevalenze complessive tra il 2005 e il 2013, gli andamenti sono differenziati.
I GIOVANI – Per i ragazzi di 14-24 anni si osserva lo stesso andamento della popolazione generale, mentre per le ragazze della stessa età da un lato diminuisce la quota di fumatrici (da 15,2% a 13,6%), anche abituali (da 12,4% a 11%), dall’altro aumenta la percentuale di ragazze che iniziano a fumare prima dei 14 anni (da 7,5% a 10,6%), andando a superare l’analoga quota dei maschi, stabile intorno all’ 8%.
LE DONNE – Tra le donne 65-74enni aumentano le fumatrici, anche quelle abituali. Tale fenomeno non si riscontra nei coetanei uomini, fra i quali aumenta invece di oltre un quarto la quota di fumatori forti (dal 39,5% al 47,5%), che diminuisce invece tra le donne (dal 25,7% al 19,9%). La percentuale di ex-fumatori esposta al fumo di tabacco per oltre 20 anni è pari al 53,9% (51,9% nel 2005) mentre la quota di quanti hanno smesso di fumare da almeno 15 anni è pari al 44% (39% nel 2005).
LE DISUGUAGLIANZE SOCIALI – Si accentuano le disuguaglianze sociali rispetto al consumo di tabacco. La quota di fumatori diminuisce soprattutto tra i laureati (da 20,3 a 16,8%) e fra le persone in buone condizioni economiche (da 20,4 a 18,7%). In particolare risulta in calo la componente dei fumatori abituali laureati (da 17,7 a 14,5%) e con risorse buone (da 18,4 a 16,7%) e quella dei fumatori forti laureati (da 32,6 a 20,8%) e con risorse buone (da 32,5 a 28,6%).
LE DIFFERENZE TERRITORIALI – A livello territoriale, nel Nord, dove si fuma meno rispetto alle altre ripartizioni, gli indicatori considerati sono piuttosto stabili. Nelle Isole, soprattutto in Sicilia, si osserva invece un sensibile incremento di fumatori (da 20,6% a 23,2%) anche abituali (da 18,7% a 21,5%). Nel Centro la quota di fumatori diminuisce invece sensibilmente, passando da 23,4% a 21,5%.
LA LEGGE SIRCHIA – La Legge Sirchia a tutela dei non fumatori, che ha istituito il divieto di fumare nei locali e negli uffici pubblici, è spesso disattesa. Il 9% dei non fumatori dichiara di essere esposto al fumo passivo nei locali pubblici, con picchi del 20,5% tra i giovani di 14-24 anni e del 12,4% nel Sud, con punte massime in Calabria (14,4%) e Campania (13,3%). Tra i non fumatori che lavorano, l’ 8,1% è esposto al fumo passivo nel luogo di lavoro, percentuale che sale all’ 11,5% nel Sud (Campania 12,1%) e nelle Isole (Sicilia 14%). (PO / Red – 10 lug)