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L’Asia e Papa Francesco nel libro di Faccioli Pintozzi

it@withub.it by it@withub.it
11 Luglio 2014
in Archivio speciali - Libri
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“GIOVANI E MARTIRI IN ASIA: LA MISSIONE DI PAPA FRANCESCO IN COREA”
Il prossimo 14 agosto papa Francesco visiterà la Corea del Sud, quando si è da poco conclusa la celebrazione dei 50 anni delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Repubblica di Corea, stabilite l’11 dicembre 1963. Vincenzo Faccioli Pintozzi, in “Giovani e martiri in Asia: la missione di papa Francesco in Corea” (Cantagalli, pp. 152, 12 euro), analizza le speranze e i propositi che spingono il pontefice a recarsi in Asia, continente nel quale vivono ancora molti poveri, nonostante il notevole sviluppo economico di alcune sue nazioni. Dialogare con i giovani, rilanciare l’azione della Chiesa coreana, sostenuta dalla testimonianza dei martiri e la possibilità di gettare un ponte verso i fedeli di Cina e Vietnam, vittime della repressione religiosa dei loro governi, sono gli obiettivi principali della missione del Papa. Aperto da un’introduzione storica e da un inquadramento di carattere economico, il volume ripercorre le tappe fondamentali dell’evangelizzazione in Corea e si sofferma sulle sfide di un Paese in bilico tra democrazia e dittatura, progresso e disparità sociale, impegno civile e guerra fredda, tradizioni religiose e materialismo. La prefazione è del cardinale Pietro Parolin. (Red)

“DOVEVA MORIRE”: IMPOSIMATO RACCONTA IL CASO MORO
Un magistrato e un giornalista tornano dopo 30 anni sul caso Moro, scoprendo inediti scenari e raccontando la storia dei 55 giorni che vanno dalla strage di via Fani alla morte del presidente democristiano. In sette occasioni Moro poteva essere salvato, ma nelle stanze del potere qualcuno tramò invece perché venisse ucciso. Ordini di cattura bloccati, i collegamenti provati con la RAF, il ruolo di Cossiga, i verbali del Comitato di crisi nascosti per lungo tempo. Trent’anni dopo, Ferdinando Imposimato, uno dei magistrati più impegnati a dipanare gli infiniti misteri del caso, ripercorre i meandri dell’inchiesta che lui stesso cominciò nove giorni dopo la morte dello statista e, ricollocando la sua esperienza in un contesto più ampio di avvenimenti, offre testimonianze e rivelazioni decisive. Se ad assassinare il presidente furono le Brigate Rosse, i mandanti vanno cercati altrove. Bugie, omissioni, depistaggi, come la scoperta da parte dell’Ucigos della prigione di Moro, tenuta nascosta alla magistratura. Chi muoveva i fili dei tre comitati di crisi del Viminale, pieni di uomini della P2? Quella di Aldo Moro fu una morte voluta da troppe persone e troppe fazioni, in lotta tra loro. Imposimato e Sandro Provvisionato raccontano, in “Doveva morire” (Chiare Lettere, pp. 404, 15,60 euro) chi c’era, chi sapeva. (Red)

“IL CANOTTO INSAGUINATO”: LE IMPRESE POLIZIESCHE DI DE VINCENZI
Sospettato di avere ucciso l’amante, il giovane russo Ivan Kiergine viene fermato a Milano. A Sanremo è stato ritrovato sulla spiaggia un canotto con una pozza di sangue, una borsetta con la cerniera di rubini, un impermeabile rosso, ma l’uomo nega che la donna sia morta e sembra disperato. Inizia così questa indagine in trasferta del commissario De Vincenzi che si svolge nel 1930 tra il Casinò di Sanremo, locali equivoci e l’albergo Europa, dove il russo soggiornava da alcune settimane insieme alla giovane Paulette, la ragazza scomparsa. Delitto passionale o storia di spie? Il corpo di Paulette non si trova, ma nella camera 27 dell’albergo viene trovato cadavere un uomo, un giocatore incallito che nessuno sembra conoscere. Abbandonate le atmosfere nebbiose di Milano per la solare riviera ligure, De Vincenzi procede a tentoni, tra personaggi equivoci, la misteriosa Agnes e l’ambiguo Epaminonda che sembrano nascondere più di un segreto. Le cose si complicano quando in albergo viene sottratta a un gioielliere olandese una valigetta piena di diamanti. De Vincenzi è costretto ancora a spostarsi, là dove le tracce di Paulette sembrano perdersi: a Nizza, a Strasburgo, in Germania. Alle costole di un assassino, o di un intrigo internazionale. Con “Il canotto insanguinato” (Sellerio, pp. 376, 14 euro) Augusto De Angelis sperimenta nuove strade per il romanzo di investigazione. (Red)

“IL SEGRETO DELLA CAMERA 3” DI COLIN DEXTER
Gli ospiti dell’Hotel Haworth hanno trascorso un Capodanno davvero indimenticabile. L’albergo non è tra i più lussuosi, e oltre tutto è in via di ristrutturazione, ma le tariffe, cenone compreso, sono un affare e l’offerta di intrattenimenti ricca e varia. Così una nutrita clientela composta di famiglie con pargoli al seguito, pensionati e coppie più o meno regolari si è ritrovata, la notte del 31, nella sala ristorante dell’albergo per partecipare all’eccitante serata in maschera a tema, questa volta dedicata al “Misterioso Oriente”. Alla luce soffusa delle candele, si sono susseguite portate dai nomi pretenziosi, alcol a volontà, giochi e danze, il tutto pervaso dall’allegria un po’ sopra le righe delle feste comandate. Ma il programma per il primo dell’anno ha in serbo una sorpresa di troppo per gli ospiti ancora frastornati dai postumi della lunga nottata. In una delle stanze dell’hotel riposa – in eterno – un uomo per il quale l’anno nuovo si è già concluso con un brutale colpo alla testa. Neanche per Morse e Lewis l’anno inizia sotto i migliori auspici, costretti, dall’infaticabile quotidianità del male, ad abbandonare le distrazioni delle vacanze natalizie. Tra le tante maschere e menzogne che occultano la realtà, non sarà facile per i due poliziotti dare un volto e un nome al cadavere sfigurato della stanza numero 3 e al suo misterioso carnefice. Tutto questo è “Il segreto della camera 3” (Sellerio, pp. 352, 14 euro, traduzione di Luisa Nera) di Colin Dexter. (Red)

QUATTRO MISTERI IN “1994. L’ANNO CHE HA CAMBIATO L’ITALIA”
Sei anni, dal 1988 al 1994. Quattro storie. Quattro misteri tra la Prima e la Seconda repubblica. Il delitto Rostagno (1988), la tragedia del traghetto Moby Prince (1991), gli omicidi dell’ufficiale del Sismi Vincenzo Li Causi (1993) e dei reporter Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (1994). Un filo lega fatti e date che preparano la grande svolta del 1994, l’anno della discesa in campo di Berlusconi e del suo trionfo. “1994. L’hanno che ha cambiato l’Italia” (Chiare Lettere, pp. 456, 16,60 euro), di Luigi Grimaldi e Luciano Scalettari, è una controinchiesta che impiega i risultati di diverse indagini della magistratura. Testimonianze e documenti inediti, in un coacervo di omissioni, depistaggi, prove inquinate. Negli anni emergono brandelli di verità sulla tragedia del Moby Prince, nella rada di Livorno, dove erano in corso manovre illecite di trasbordo di armi e materiale bellico. E sul progetto Urano, una delle più colossali operazioni di smaltimento di rifiuti tossici. Il puzzle non è completo, ma ce n’è abbastanza per cogliere il disegno finale. Mogadiscio, Livorno, Trapani, Palermo, Roma, Milano: tappe di un unico percorso che porta alle stragi di mafia del 1992-1993 e pone sotto una nuova luce la svolta elettorale del 28 marzo 1994, una settimana dopo l’uccisione in Somalia di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, i due giornalisti del Tg3 pronti a mandare in onda un servizio annunciato e clamoroso. In prima linea anche uomini importanti nel progetto Dell’Utri per la nascita di Forza Italia. Ecco la faccia nascosta della Seconda repubblica. (Red)

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