(14 lug) Settecentocinquanta versi del Corano, quasi un ottavo del libro, esortano i credenti a studiare la natura, a riflettere, a fare l’uso migliore della ragione. Nessun’altra religione enfatizza così fortemente l’atteggiamento scientifico come fa l’Islam. Abdus Salam, il pakistano premio Nobel che fondò a Trieste il Centro Internazionale di Fisica Teorica, era solito ricordare che per trecentocinquant’anni l’Islam aveva guidato il progresso delle scienze introducendo un nuovo metodo, basato sull’esperimento, sull’osservazione e sulla misurazione. Poi al potere andò il clero e all’improvviso tutto finì. Non si stamparono più libri e nel 1580 a Istanbul fu fatto saltare con l’esplosivo l’ultimo osservatorio dell’ Islam perché i mullah sospettavano che in quel posto potessero nascere idee nuove. La scomunica divenne una delle pratiche favorite della tradizione clericale e continua a esserlo. Abdus Salam pensava che la fede aiutasse la scienza e il clero la ostacolasse. Considerato per questo un eretico, fu bandito dal suo Paese. Lo ricordiamo oggi, come testimone dell’Islam autentico.