(16 lug ) Esistono formule e strategie di gestione dello “scontro”. Politico, militare o sociale che sia. E c’è chi da anni le “esporta”, ispirandosi ai principi della carta Onu e della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Oggi è la Cina – la nazione che sta diventando la prima potenza economica al mondo – a “studiare” la gestione pacifica dei conflitti e per farlo chiama in gioco l’Italia. Per mitigare i conflitti sociali interni l’ex Celeste Impero ha, infatti, chiesto un contributo al nostro Paese e, in particolare, alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, con il suo Andrea de Guttry, ordinario di diritto internazionale. Forte di numerose esperienze e all’estero e grazie al suo consolidato ruolo internazionale (nella duplice veste di accademico e di interlocutore privilegiato) il prof de Guttry giovedì prossimo – il 17 luglio – terrà una lectio magistralis presso la municipalità di Pechino. La nuova missione in Oriente del prof. de Guttry rientra nella collaborazione della municipalità pechinese con alcune delle più note università e dei più rinomati atenei occidentali, con particolare riferimento a quelli italiane (come la Scuola Superiore Sant’Anna), statunitensi, tedeschi, inglesi e con la collaborazione della stessa Onu. Dai questi contributi, la municipalità di Pechino si attende riferimenti teorici e indicazioni operative sulle cause, sulle dinamiche e sulle strategie per gestire i conflitti sociali. In questo contesto si inserisce la lectio magistralis di Andrea de Guttry, che sarà accolto dal vice direttore Zonglin Zhang all’ufficio della municipalità di Pechino, preposto a raccogliere le segnalazioni e ad investigare le cause delle “lamentele pubbliche e individuali”, una sorta di “Ufficio relazioni con il pubblico”, i cui compiti sono però più vasti rispetto all’omologo italiano. “La lectio magistralis – spiega de Guttry – segna un nuovo passo del percorso democratico intrapreso dalle autorità cinesi ed è testimone di un’apertura e di una disponibilità al cambiamento che rafforzerà in maniera ulteriore il ruolo della Cina e del suo popolo nello scenario globale”. (red)