Roma, 17 lug – “Riformare la Costituzione per superare il tanto criticato bicameralismo perfetto non significa tralasciare i problemi. Siamo un Paese fermo e l’immobilismo del mercato del lavoro, della crescita economica sono soltanto il dorso socio‑economico di un limite profondo che riguarda proprio il funzionamento di queste Aule. Invece di guardare a tutto questo solo come ad un banco di prova per il Governo Renzi attendendo passivamente sul greto del fiume, noi tutti dovremmo metterci la faccia dopo trent’anni di ipocrisia. Quelli che puntano il dito contro questa riforma sono gli stessi che ciclicamente gridano allo scandalo dinanzi a un ennesimo decreto-legge. Invece, paradossalmente, alcuni di quelli che invocano la difesa della democrazia e l’urgenza di un programma riformatore sono gli stessi che occupano gli scranni parlamentari anche da decenni, figli di quella stessa stagione politica che ha letteralmente impantanato il Paese, boicottando ogni ipotesi di cambiamento. Ciò conferma che quando si tratta di cambiare le regole del gioco si predilige il quieto vivere”. Lo dice Aldo Di Biagio, senatore di Per l’Italia, nel suo intervento sulle riforme. “In quest’Aula -dice Di Biagio – abbiamo sentito un po’ di tutto. Addirittura c’è chi ha sostenuto che, con questa riforma, avrebbe avuto inizio una “democrazia autoritaria”. Si tratta di affermazioni che, viste dall’esterno, sembrerebbero preannunciare un golpe più che un riforma costituzionale. Una cosa è dire che questo articolato va cambiato, un’altra è parlare gratuitamente di autoritarismo in un momento così delicato per il Paese: rischiamo di confondere ulteriormente i cittadini”.
(Sis)