Oggi abbiamo appreso dalla Svimez (l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) che nel 2012, a fronte di un reddito di 29.477 euro pro capite, in media ogni cittadino veneto ha versato al proprio comune di residenza 532 euro. Nello stesso anno, centinaia di chilometri a Sud, in una regione bagnata anch’essa dall’Adriatico, ogni cittadino pugliese, in media, a fronte di un reddito decisamente più basso di quello del veneto, cioè 17.246 euro e 50 centesimi, ha versato al proprio comune di residenza 3 euro in più, cioè 535 e 50 centesimi. Un cittadino campano, addirittura, con un reddito ancora inferiore del pugliese, pari a 16.462 euro e 50 centesimi, ha sborsato oltre 550 euro. In altri termini, pur guadagnando in media 13mila euro in meno di un cittadino veneto, il cittadino campano ha versato nelle casse comunali 18 euro di più. Nello studio viene inoltre dimostrato come, nel 2012, al crescere del Pil, per ogni 1.000 euro pro capite in più, nei Comuni del Nord il prelievo si riduce di 28 euro e 30 centesimi, mentre al Sud aumenta di 15 euro e 50 centesimi. Questo perché al Nord in presenza di una maggiore ricchezza diffusa si possono abbassare le aliquote e ridurre così la pressione fiscale. Sono i territori più ricchi, quindi, a ridurre i tributi, dall’addizionale Irpef all’Imu alla tassa sui rifiuti. Questo fenomeno – osserva la Svimez – contribuisce ad accrescere le diseguaglianze del Paese. (23 lug)