Non solo riforma del Senato. A Palazzo Madama arriva anche quella, parimenti attesa, della Pubblica amministrazione, licenziata in mattinata dalla commissione Affari costituzionali e pronta per l’ esame dell’ aula. E di fretta anche, visto che il tempo per l’ approvazione finale scade il 23 agosto e l’ 8 è, fino a prova contraria, l’ ultimo giorno utile: domani è previsto il voto finale. Ma il testo come uscito dalla Commissione non ha mancato di provocare grosse polemiche, per via dei quattro emendamenti cancellativi annunciati direttamente dal governo tramite il ministro Marianna Madia: l’ abolizione del tetto di 68 anni per il pensionamento di professori universitari e primari, la penalizzazioni per chi va in pensione a 62 anni e soprattutto la cancellazione della “quota 96”, che consentiva in tutto circa quattromila nuovi pensionamento nel settore scolastico). Su quest’ ultimo punto si sono concentrate le critiche di politica e parti sociali, anche se difficilmente la situazione cambierà in aula, dal momento che il governo, visti i tempi stretti, pare intenzionato a blindare il testo con la fiducia. “Dobbiamo correre e, a questo punto, visto che è stata messa alla Camera, mi sembra ragionevole” ha detto la Madia.
Possibile, semmai, che la questione venga affrontata più in là, con un provvedimento specifico, come prevede un ordine del giorno che i gruppi della commissione Affari costituzionali hanno approvato all’ unanimità. Indignata la Cgil: “Sarebbe molto grave se non si provvedesse a risolvere il problema dei ‘ quota 96’ e gli altri temi su cui era intervenuta la Camera” dice la segretaria confederale Gianna Fracassi, E Loredana De Petris (Sel) accusa: “Il Governo dei soli annunci ha colpito ancora. Per i lavoratori della scuola ‘ quota 96′ si allontana di nuovo il sacrosanto diritto di andare in pensione”. Ma anche Forza Italia protesta, con la deputata Renata Polverini, ex sindacalista della Uil, che attacca: “Con la vergognosa soppressione ndell’ articolo che sbloccava 4 mila pensionamenti nella scuola, i cosiddetti ‘ Quota96’, ancora una volta la burocrazia vince sul buonsenso ed i sacrifici maggiori saranno nuovamente sulle spalle dai lavoratori”. C’è tempo fino a domani per cambiare cose, fiducia permettendo. (4 ago – PO / Sis)