Bissau – Cinque virologi italiani dell’istituto Spallanzani di Roma sono rimasti per cinque mesi in Guinea. Obiettivo: fermare il virus Ebola. Un progetto targato Ue avviato quando il resto del mondo ancora non sapeva che quel paese, insieme a Liberia e Sierra Leone, sarebbe diventato il focolaio che è oggi. In una intervista al Messaggero la biologa Silvia Meschi, 37 anni, sbarcata per prima nel villaggio vicino a Bissau dove l’equipe romana (formata anche da Antonino Di Caro, Fabrizio Carletti, Concetta Castilletti e Angela Cannas) ha stabilito un avamposto medico (con altri colleghi di Svizzera, Ungheria, Slovenia, Germania, Francia, Gran Bretagna, Nigeria e Tanzania), racconta che “il ricordo indelebile è l’alto numero di donne colpite dal virus, la paura non per me ma nel rendersi conto che il numero dei malati si alzava, temevo quello che vediamo oggi. Il momento felice quando una madre con il suo bambino sono usciti, pur provati, dall’ isolamento”. A Roma ha riportato con sé “i sorrisi e le lacrime di quelle donne. La felicità di essere stata utile, la consapevolezza di come vive una parte del mondo. Non si può immaginare se non si vede, se non si condivide”. (9colonne)