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Ricerca, dall’Italia
test per diagnosi
della mucca pazza

it@withub.it by it@withub.it
7 Agosto 2014
in Archivio BigItaly focus
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(7 ago) Porta una firma italiana il primo test al mondo per diagnosticare in maniera certa e semplice il morbo della “mucca pazza” nella sua variante umana, cioè la malattia di Creutzfeldt-Jakob: i ricercatori dell’Istituto neurologico “Carlo Besta” di Milano, in collaborazione con la University of Texas Health Science Center di Houston (Uthsc), sono riusciti a sviluppare un metodo per individuare in un campione di urina del paziente la presenza di prioni, cioè le proteine alterate che causano la malattia. “Si tratta – si legge in una nota – di un importante passo in avanti perché sino a oggi la malattia poteva essere diagnosticata con certezza solo dopo la morte del paziente, in quanto era necessario analizzare un campione del suo tessuto cerebrale nel corso dell’autopsia. Al contrario, il nuovo test rappresenta uno strumento di semplice somministrazione e non è invasivo”. Lo studio viene pubblicato oggi, giovedì 7 agosto, su una delle più importanti riviste scientifiche internazionali, “The New England Journal of Medicine”. A rafforzare l’indicazione del rilievo della scoperta anche il fatto che la rivista dedica allo studio un editoriale di commento. Fabrizio Tagliavini, direttore del Dipartimento di malattie neurodegenerative dell’Istituto neurologico “Carlo Besta”, sottolinea che “questa tecnica è per ora disponibile solo a fine di ricerca ma potrà entrare a breve nella routine diagnostica, dopo la procedura di validazione comune a tutte le nuove tecnologie. La sua importanza è legata anche al fatto che il suo utilizzo non sarà limitato solo alla variante umana della malattia di Creutzfeldt-Jakob ma potrebbe essere esteso ad altre malattie neurodegenerative quali la malattia di Alzheimer, la malattia di Parkinson o le demenze frontotemporali, attraverso la dimostrazione di marcatori specifici in tessuti periferici e liquidi biologici facilmente accessibili. Questo consentirebbe una diagnosi precoce e l’avvio di terapie (quando disponibili) nelle fasi iniziali della patologia, quando i sintomi non sono tali da permettere l’inquadramento diagnostico del paziente e i danni del cervello non sono ancora gravi e irreversibili”. (Red)

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