MASCHIO BIANCO ETERO: TORNA L’IRRIVERENTE NIVEN
Kennedy Marr è un donnaiolo, un egocentrico, un narciso. Un uomo baciato dal successo, uno di quei bastardi a cui la vita ha servito le carte migliori. E ha scoperto che Hollywood è un posto formidabile per praticare gli eccessi. Nulla al mondo lo convincerebbe a lasciare la California per tornare nello sprofondo inglese. Ma non ha fatto i conti con l’Agenzia delle entrate. Così, quando inopinatamente viene insignito di un prestigioso e ricco premio letterario, è costretto ad accettare. Anche se ciò significa passare un anno in un college inglese a insegnare scrittura creativa a dei pivelli senza talento. E soprattutto ritrovarsi faccia a faccia coi fantasmi del passato. Dopo lo strepitoso Gesù Cristo protagonista di “A volte ritorno”, con “Maschio bianco etero” John Niven inventa un altro personaggio iperbolico e irresistibile, un uomo capace di fare a pezzi per sempre la reputazione del maschio contemporaneo (Einaudi, pp. 376, 18,50 euro). (Peg)
DENIS LACHAUD E IL SUO “FRÉDÉRIC SMARRITO TRA I SUONI”
A diciassette anni Frédéric Queloz si stabilisce con la famiglia in Israele, dopo aver vissuto a Parigi, Oslo e Berlino per inseguire la carriera del padre. Frédéric non è come tutti gli altri, è convinto di poter leggere i pensieri delle persone benché abbia difficoltà a capire i loro discorsi e, proprio per questo, non si separa mai da un dittafono con cui registra le parole della gente per poi trascriverle e assimilarne il significato. Così, dopo aver già esplorato lingue e territori diversi, Frédéric si accinge a ridefinire le proprie “frontiere” a Tel Aviv, città “costruita sulla sabbia”, tappa finale del suo disorientamento, e inizia un viaggio affascinante alla scoperta di una topografia sconosciuta e di un idioma misterioso – che si legge al contrario e “neppure poggia sulle stesse fondamenta del pensiero”, poiché manca il condizionale e il verbo essere non si coniuga al presente. Un viaggio che lo precipita nel vuoto della propria coscienza, intrappolata in un corpo che è l’unico territorio in cui Frédéric possa abitare. Mentre nella “dolce follia” di questo ragazzo sradicato, capace di raccontare attraverso la penna di Denis Lachaud la propria esperienza con l’ingenua freschezza delle pagine di un diario, si riflette la schizofrenia di una nazione assediata e dai confini incerti, prigioniera degli orrori del passato (66thand2nd, pp. 256, 16 euro). (Peg)
“LA VISTA DA QUI” DI MASSIMO MANTELLINI
Se c’è qualcosa che negli ultimi vent’anni è stato sinonimo di rivoluzione, futuro, libertà in ogni luogo del mondo, questo è stato Internet. Perché allora in Italia la capacità d’innovazione e civilizzazione della rete è stata molto spesso incompresa se non osteggiata? Massimo Mantellini si è posto questa domanda fin da quando negli anni Novanta ha cominciato a occuparsi di cultura digitale, facendo sì che nel tempo il suo nome – attraverso puntuali interventi sulla stampa e un blog popolare – diventasse un punto di riferimento per chi vuole orientarsi tra presunti guru informatici e nemici del cambiamento. Ora, con “La vista da qui”, Mantellini ha deciso di sfruttare la sua lucidità e la sua autorevolezza per scrivere una sintesi agevole, chiarissima ma molto schierata, di questa critica del presente. Dalla gestione del copyright all’invadenza pubblicitaria di Google e Facebook, dalla tutela dei minori all’introduzione di tablet e wifi a scuola, “La vista da qui” ci fa capire che le questioni della rete e dell’innovazione tecnologica riguardano ognuno di noi, e che dalla conoscenza di internet dipende anche la nostra possibilità di essere cittadini più liberi e solidali (Minimum Fax, pp. 120, 10 euro). (Peg)
“DISPERATO EROTICO FOX”: IL MANUALE DI BALLO LISCIO DI BRUNO OSIMO
Pessima idea tornare a casa prima del previsto, inaspettati. Il giovane senegalese aitante che Arturo trova con la moglie inevitabilmente cambia la giornata e la prospettiva di un matrimonio duraturo. Così si spalanca una nuova vita e prende il via “Disperato erotico fox”, nuovo lavoro di Bruno Osimo. All’inizio è una via crucis di bicchieri abbandonati nella notte, di alimenti da pagare alla moglie Alberta, fisioterapista in nero, di libri da traslocare a centinaia nei sacchetti della Coop. Ma appena Arturo prende fiato e alza la testa, incontra il fascino acerbo di Teresa e poi Emma, che ha il profumo dell’orto quando piove a primavera, e la stessa capacità di accogliere e nutrire. In questa terra inesplorata e vasta, Arturo scopre mosse e passi nuovi, celebra il rito antico della danza. Rimescolando frammenti di un’indimenticabile canzone di Lucio Dalla, impara a rispondere e a domandare, a muoversi come un tutt’uno ma senza pestare i piedi, a guidare e lasciarsi guidare (Marco y Marcos, pp. 288, 16 euro). (Peg)
DAVID LINDSAY-ABAIRE RACCONTA GLI AFFANNI E LE SPERANZE AMERICANE
Margie Walsh è una madre single della periferia di Boston alle prese con i mille problemi della vita quotidiana: le rate dell’auto, i conti del dentista, la figlia Joyce, che richiede tempo e attenzioni. Quando perde il lavoro come cassiera a causa dei continui ritardi, non le resta che rivolgersi a un vecchio compagno di scuola, Mike, che negli anni ha perso di vista ma che è convinta possa darle una mano. Se Margie è una donna sull’orlo della disperazione, pronta a tutto, Mike è invece un affermato dottore che vive in una bella casa, con una bella moglie, e che si gode una tranquilla vita di successi. Due caratteri diversi, due contesti opposti. E faranno nascere sviluppi e rivelazioni imprevedibili. “Good People” è la storia della lotta di una donna tenace in un’America che sembra concedere infinite opportunità di carriera, ma in cui superare gli steccati sociali è una sfida forse troppo ardua. David Linsday-Abaire, Pulitzer per il teatro nel 2007, racconta gli affanni e le speranze di Margie in modo divertente e provocatorio, tratteggiando personaggi che sembrano usciti da una canzone di Bruce Springsteen o dai libri di John Steinbeck. Dal cuore dell’America più violenta e pura (Bompiani, pp. 192, 10 euro). (Peg)