“Ci vorrà tempo, sarà difficile, ci saranno intoppi. Ma nessuno potrà più fermare il cambiamento iniziato oggi”. Firmato: Matteo Renzi. Hashtag: #italiariparte e #lavoltabuona. Nel pieno rispetto della deadline stabilita e delle esigenze di vacanze estive, il Senato ha approvato questa mattina, in prima lettura, la riforma di se stesso. Lo ha fatto con un voto finale dall’esito solo apparentemente bulgaro (183 voti a favore, 4 astenuti, nessun contrario), ma macchiato dalla non partecipazione al voto, in segno di protesta, di Lega Nord, Movimento 5 Stelle e Sel, ovvero di tutte le opposizioni tranne Forza Italia, che invece nel percorso delle riforme si è ritrovata alleata, seppur critica, del Partito democratico e del Nuovo Centrodestra, come ai tempi del governo Letta. Tanto che Paolo Romani, in aula, è arrivato a esplicitare che “questa riforma ha due firme: quella di Matteo Renzi e quella di Silvio Berlusconi. Senza un clima di condivisione e maturità, non saremmo arrivati a questo punto. Per Forza Italia “è la prima tappa di un percorso di riforma ancora lungo e complesso, non senza ostacoli. E’ solo il primo passo, ma forse il più importante. Finalmente si respira un clima di legittimazione politica, le regole si possono e si devono scrivere insieme”. Il ‘vecchio’ Senato dunque consegna alla Camera una riforma che trasforma Palazzo Madama nella camera delle Autonomie, composta di 100 senatori, di cui 5 di nomina presidenziale e gli altri votati dai consigli regionali e non a suffragio universale, ma comunque coperti da immunità parlamentare. Un Senato che avrà competenze limitate e specifiche (leggi costituzionali, minoranze linguistiche, leggi europee), e che non potrà dare né togliere la fiducia al Governo. Tutto più o meno come era nei desiderata di Renzi e del ministro Boschi, oltre che della relatrice Anna Finocchiaro, che pure sono dovuti inciampare nel tranello del voto segreto in un paio di occasioni. “Siamo riusciti ad approvare la riforma e entro la pausa estiva – ha sospirato in Senato una sollevata Maria Elena Boschi – Anche in un momento complicato non è venuta meno la determinazione. Ora facciamo qualche giorno di vacanza e poi a settembre riprendiamo con la legge elettorale, sapendo che con l’ accordo di tutti i partiti che sostengono la riforma sarà possibile qualche modifica al testo della Camera”. Dopo si preannuncia una nuova battaglia, a giudicare da quella messa in campo da M5S, Sel e Lega al Senato, con Vito Petrocelli, capogruppo pentastellato, che ancora oggi attaccava Renzi (“Ci ha detto che servono le riforme per far ripartire il Paese e che, fra tutte, la più urgente, urgentissima, era la riforma della Costituzione. Ma, cari italiani, davvero non potevamo sopravvivere senza questa riforma? Davvero la sera, quando tornate a casa e vi girate nel letto senza riuscire a prendere sonno, voi pensate alla riforma della Costituzione?”), con Sel che già annuncia la costituzione dei Comitati per il No in vista del referendum confermativo, e addirittura col paradosso di Roberto Calderoli, astenutosi insieme a tutto gli altri leghisti su un testo di cui era egli stesso relatore. (Sis – 8 ago)