Dopo una campagna elettorale inutilmente chiassosa, cento giorni fa abbiamo eletto il nuovo Parlamento europeo. Il fatto che adesso non ne parli più nessuno non significa che quell’istituzione sia un ente inutile, ma rivela semmai un limite della nostra informazione e quindi della nostra consapevolezza politica. Tendiamo a dimenticare che pressoché ogni attività di un certo rilievo è ormai sottoposta a una qualche forma di disciplina ultrastatale. E’ un fenomeno recente, probabilmente il prezzo che dobbiamo pagare al mantenimento della pace. Gli ambiti in cui non siamo liberi di decidere – nel nostro status di cittadini italiani – li ha elencati di recente il giurista Sabino Cassese (“Chi governa il mondo”, il Mulino): non dipendono più solo da noi la salvaguardia delle foreste, il controllo della pesca, la regolazione dell’acqua, la tutela dell’ambiente, la sicurezza alimentare, la finanza, internet, la disciplina dei farmaci, la tutela della proprietà intellettuale, la protezione dei rifugiati, gli standard per caffè e cacao, gli standard per il lavoro, la disciplina antitrust, le opere pubbliche, il commercio, le assicurazioni, il terrorismo internazionale, il controllo delle armi, il trasporto aereo e navale, i servizi postali, le comunicazioni elettroniche, l’energia e i rifiuti nucleari, l’antiriciclaggio, l’istruzione, l’immigrazione, lo sport, la tutela della salute.
Vi sono naturalmente molte differenze tra i regimi che regolano queste attività. Alcuni forniscono solo una cornice giuridica per l’azione degli stati, altri stabiliscono linee-guida, altri ancora hanno effetti diretti sulla società civile. Ma il risultato è che su un gran numero di questioni anche cruciali non possiamo più decidere da soli.
Su molti aspetti della nostra vita decidono le istituzioni comunitarie. L’ adesione – si spera irreversibile – al progetto politico ed economico europeo ha inciso sulla nostra libertà, accrescendola come individui e diminuendola come membri di una comunità politica. Possiamo muoverci senza ostacoli da un paese all’altro, ma dobbiamo rispettare i vincoli che derivano dalla moneta comune. Per questo, dopo aver eletto il Parlamento europeo, dovremmo anche tenerlo d’occhio.
(4 set)
