LECCE OMAGGIA PASOLINI
Si tiene fino al 2 novembre al Castello Carlo V di Lecce la mostra “L’universo di Pier Paolo Pasolini. Arte e bellezza da Giotto a Patti Smith” che si inserisce all’interno della programmazione per la candidatura di Lecce Capitale europea della cultura 2019. All’interno del percorso mostra sono presenti una selezione di film, fotogrammi accostati alle riproduzioni delle opere citate, libri di poesia e di narrativa, documentazione video, audio e radio, le canzoni scritte da Pasolini e interpretate da Aisha Cerami, figlia del celebre sceneggiatore scomparso lo scorso anno. Non mancano le testimonianze della sua carriera pittorica e una raffinata selezione di scatti del fotografo Roberto Villa che ha immortalato il backstage del film “Il fiore delle mille e una notte” seguendo Pasolini durante le riprese. Ogni sabato verrà proiettato un film: si inizia il 28 giugno con Comizi d’amore (1965) e poi con cadenza settimanale si potrà assistere a Mamma Roma (1962); Decameron (1971) e Il fiore delle mille e una notte (1974). Una mostra dedicata a un grande italiano ammirato anche all’estero e alle parole di Patti Smith si affida l’ultimo omaggio: “Pasolini a New York negli anni Sessanta era considerato un maestro da tutti noi. Andare a vedere i suoi film era un rito. Ricordo che una volta mi recai al cinema con il mio amico Mapplethorpe e in sala si erano già sistemati Warhol, Morrisey, tutti i poeti e gli artisti che come noi lo studiavano e s’ispiravano a lui”. (red)
POTOCNIK, PIONIERE DELLO SPAZIO ABITATO
Lo spazio inteso come cosmo è l’incredibile visione che il Centro Culturale Europeo di Tecnologie Spaziali (Ksevt), in collaborazione con la Biennale di Venezia, presenta al padiglione sloveno della 14.ma Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, fino al 23 novembre, con la mostra “Il problema della navigazione nello spazio – Supre:architettura”. Un progetto che La Biennale di Venezia ha invitato assegnandogli una sede centrale dell’Arsenale. Nel suo passato la tradizione slovena annovera un illustre pioniere dell’architettura dello spazio, l’ingegnere Herman Potocnik (Pola, 1892 – Vienna, 1929), che nel 1928 pubblica la ricerca “Il problema della navigazione dello spazio – Il motore a reazione” (con lo pseudonimo Hermann Noordung). La sua visione dell’architettura viene espressa attraverso oggetti e fabbricati culturali (comprese le strutture architettoniche), che consentirebbero la sopravvivenza umana in caso di pericolo, persino nelle mortali condizioni di gravità zero, in modo da ricordare i fondamenti e l’importanza oggi assunta dallo spazio. Il Centro Culturale Europeo di Tecnologie Spaziali sta lavorando sul collegamento che si può instaurare tra le soluzioni scientifico-tecnologiche e l’appropriazione dello spazio da parte delle Arti e delle Lettere. Il contributo delle arti e delle scienze umanistiche alla progettazione architettonica dello spazio, delineato da Potocnik con il suo approccio non militarista, consiste nel riconoscere uno spazio culturale in assenza di gravità e in condizioni artificiali per gli esseri umani. Potocnik propose diverse possibili realizzazioni di stazioni spaziali e satelliti geostazionari.
(red)
CASTEL SANT’ANGELO E LA GRANDE GUERRA
In occasione della ricorrenza dei cento anni dallo scoppio della Guerra 1914-1918 il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo e il Museo Centrale del Risorgimento di Roma presentano la mostra “Castel Sant’Angelo e la Grande Guerra” che si tiene fino all’11 gennaio. Obiettivo della mostra è di mettere in luce il ruolo avuto da Castel Sant’Angelo sia negli anni della guerra 1915-1918, sia in quelli successivi, quale luogo di commemorazione attraverso la raccolta di cimeli militari e la custodia delle Bandiere di guerra dei reparti militari, anche in relazione con il Vittoriano. La mostra si articola in cinque sezioni: 1. Il “mestiere delle armi”. Tecnologia e bellezza 2. Segni di guerra. Reportage visivi 3. Racconti di guerra. Diari dal fronte 4. La memoria dei caduti. Identità personali 5. Il mito degli Eroi. Reliquie di guerra. Tra le opere in esposizione vi sono una selezione della vasta collezione di armi e cimeli antichi della Grande Guerra, ed una serie rappresentativa ed inedita di testimonianze artistiche realizzate sui campi di battaglia dai pittori-soldato. Completa il percorso una selezione di filmati d’epoca realizzati dall’Istituto LUCE sull’attività di Castel Sant’Angelo e sulla Cerimonia delle Bandiere, avvenuta nel 1935, quando vennero trasferite tutte le bandiere da Castel Sant’Angelo al Vittoriano. L’esposizione è allestita nelle sale “Rotonda”, delle “Colonne”, dei “Reparti d’Assalto” e della “Cavalleria”, appositamente decorate nel 1926 con affreschi e stucchi da Duilio Cambellotti, per accogliere le bandiere, i labari e i cimeli delle unità disciolte dopo la Prima Guerra Mondiale. In occasione della mostra, verrà presentato per la prima volta al pubblico il Fondo archivistico “Dei caduti nelle guerre dell’indipendenza 1848-1870, nelle guerre coloniali e nella guerra 1915-1918”, costituito da una importante ed esclusiva documentazione, raccolta tra il 1927 e il 1929 su tutto il territorio nazionale. Si tratta di una toccante testimonianza, unica e completamente inedita, fondamentale riferimento di tutti i monumenti ai caduti presenti nei Comuni italiani. (red)
LE “ICONS” DI ELLIOTT ERWITT
Prorogata al 2 novembre la mostra “Icons”, a San Gimignano, che ripercorre la carriera e i temi principali della poetica del grande fotografo e artista americano Elliott Erwitt (1928), attraverso 42 scatti da lui stesso selezionati come i più rappresentativi della sua produzione artistica. Esposta inoltre una serie di 9 autoritratti, esclusivi di questa mostra, che costituiscono un “evento nell’evento”. Tra gli autoritratti esposti anche quelli a colori in cui l’artista veste i panni di André S. Solidor, alter ego inventato per ironizzare sul mondo dell’arte contemporanea e sui suoi stereotipi. Andrè S. Solidor (si noti l’acronimo irriverente) ed Elliott Erwitt sono anche protagonisti del film “I Bark At Dogs” che sarà proiettato in mostra. Grande autore Magnum, reclutato nel 1953 all’interno della celebre agenzia direttamente da Robert Capa, Elliott Erwitt ha firmato immagini diventate icone del Novecento. Tra queste, in mostra, alcune delle più celebri: il bacio dei due innamorati nello specchietto retrovisore di un’automobile, una splendida Grace Kelly al ballo del suo fidanzamento, un’affranta Jacqueline Kennedy al funerale del marito, i ritratti di Che Guevara e Marilyn Monroe, alcune foto appartenenti alla serie di incontri tra i cani e i loro padroni, iniziata nel 1946. E ancora, gli scatti che Erwitt, reporter sempre in viaggio, ha raccolto per il mondo, a contatto con i grandi del Novecento ma anche con la gente comune. E i paesaggi, le metropoli, gli scatti di denuncia, in cui al suo sguardo di grande narratore, si mescola sempre ironia e leggerezza, e la sua capacità di trovare i lati surreali e buffi anche nelle situazioni più drammatiche. (red)
IN SVIZZERA CAPOLAVORI DELLA SCULTURA ROMANA
Fino al 16 novembre l’Antikenmuseum di Basilea, in Svizzera, ospita la mostra “Roma Eterna. 2000 anni di scultura dalle collezioni Santarelli e Zeri”. Il progetto espositivo è frutto di una cooperazione tra l’Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig, la Fondazione Dino ed Ernesta Santarelli Onlus, con il contributo della Fondazione Roma e l’organizzazione di Arthemisia. La mostra, curata da Tomas Lochman e da Dario Del Bufalo, presenta per la prima volta in Svizzera oltre 70 sculture provenienti dalle collezioni italiane della famiglia Santarelli e del critico e storico dell’arte Federico Zeri, i cui lasciti sono conservati in prestigiosi Istituti come l’Accademia Carrara di Bergamo e Villa Medici di Roma. Saranno in mostra alcuni capolavori, dalle sculture dall’età imperiale romana fino a quella neoclassica che permettono di evidenziare l’eterno fascino di Roma, con la sua capacità di assimilare e rielaborare sempre nuove correnti artistiche e integrarle nel suo ineguagliabile patrimonio culturale. (red)