La guardia resta alta sull’allarme terrorismo: l’Italia e Roma, come culla della cristianità, “non occupano un profilo secondario” nell’ambito del terrorismo internazionale di matrice religiosa. Secondo il ministro dell’Interno Angelino Alfano, intervenendo nell’aula di Montecitorio, l’Italia può rappresentare un obiettivo terroristico di stampo islamico anche se al momento “non si registrano evidenze investigative di progettualità terroristiche nel nostro Paese”. La vigilanza, tuttavia, resta alta e c’è “massimo interesse verso ogni segnale premonitore, anche il più tenue” che possa minacciare “la sicurezza interna”. Anche perché, sottolinea Alfano, la minaccia che arriva dall’Isis “si qualifica in termini di guerra globale, una conflittualità totale e senza quartiere”. L’Isis sta “lanciando una sfida senza precedenti alla sicurezza globale: è un’organizzazione che ha soldi, uomini, ambizioni che nessuna prima aveva avuto” e “il suo principale nemico è l’Occidente”, sottolinea Alfano.
“RAFFORZARE LE ARMI LEGISLATIVE” – Tra le misure per mantenere alta la sicurezza in Italia e nel resto del mondo, secondo Alfano “occorre rafforzare le armi legislative in materia di terrorismo di cui disponiamo”: servono secondo il rappresentante del Viminale, “nuovi strumenti che tengano conto dell’evoluzione e la diffusione della minaccia”. In particolare è necessario mantenere alta la guardia sui “lupi solitari”, “perseguendo – dichiara Alfano – le condotte basate su pulsioni individualiste che rappresentano pur sempre un pericolo da neutralizzare”. Inoltre, rileva Alfano, l’Isis ha un sistema di reclutamento dei “foreign fighters”. “Alcuni ritengono che si contino circa diecimila uomini nelle fila dell’Is, altre fonti parlano di centomila. Questa forte approssimazione è frutto dei metodi di reclutamento” e coinvolge anche i cittadini occidentali reclutati all’estero. Attualmente risultano “48 italiani identificati che fanno parte dei combattenti dello Stato Islamico: tra questi Giuliano del Nievo, deceduto in battaglia ed un cittadino marocchino naturalizzato italiano”. Occhi puntati anche sugli sbarchi attraverso i quali “potrebbero giungere persone legate alla minaccia del terrorismo”. “Un elemento di specifica preoccupazione per il nostro Paese resta legato alla sua collocazione geografica – evidenzia Afano -, ne deriva il rischio che le menti jihadiste possano privilegiare il nostro territorio nazionale anche solo per attraversamento” dichiara il ministro dell’Interno che sottolinea come siano aumentati i controlli per evitare che “quelli che vengono definiti i pendolari asimmetrici del jihadismo possano utilizzare l’Italia come porta ingresso”. “Compito del governo è fare dell’Italia un paese sicuro – ha assicurato Alfano -, ce la metteremo tutta e ce la faremo”. Per raggiungere l’obiettivo è necessario che “l’intera comunità internazionale organizzi una risposta coesa” contro l’Isis “anche attraverso una collaborazione con i Paesi del Medio Oriente moderato. E’ impensabile che uno Stato possa affrontare da solo questo pericolo: ci vuole una strategia internazionale che valorizzi e metta a fattor comune le informazioni”.
LE REAZIONI – Non tutti in aula, però, condividono la relazione del governo. In particolare il M5s definisce l’intervento di Alfano “deludente”. “Da un ministro come lui – dichiara il grillino Angelo Tofalo – non ci aspettavamo la lettura della rassegna stampa che ha fatto”. Una relazione che “non ha aggiunto granché di quello appreso dalla stampa” dichiara anche il deputato di Sel Ciccio Ferrara: “Speravamo – aggiunge Ferrara – di avere ulteriori elementi sul terrorismo internazionale”. E anche Fabio Rampelli (FdI – An) giudica “la relazione carente sul piano delle proposte”. Dura la Lega Nord secondo cui la “risposta internazionale deve essere molto più risoluta e determinata”. “La Lega – aggiunge il deputato Nicola Molteni – chiede moratoria sulle moschee, su centri culturali islamici. Le moschee non sono luoghi di culto, ma di odio e in cui si addestrano potenziali fondamentalisti islamici”. Forza Italia propone invece una l’istituzione di una “commissione bicamerale permanente di inchiesta sul fenomeno del terrorismo internazionale e sulle sue basi e connessioni in Italia, sul modello dell’antimafia” dichiara il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta. “Conoscere per meglio deliberare. Ma anche conoscere – sottolinea Brunetta – per comunicare l’allarme, per tenere desta una attenzione che invece in Italia è colpevolmente scemata”. Proposta simile arriva da Scelta civica: secondo Stefano Dambruoso “occorre estendere la competenza della procura nazionale antimafia al terrorismo”. “Scelta civica – ricorda il deputato – ha da tempo presentato una proposta di legge con l’intendimento di giungere ad un coordinamento centralizzato delle indagini estendendo le competenze della Direzione nazionale antimafia anche alle indagini sul terrorismo. I tempi sono maturi perché anche l’Italia si munisca di una central authority nel contrasto al terrorismo che coordini le singole procure di ciascun distretto competenti per il territorio. Siamo l’unico grande Paese in Europa a non averla”. (Cle – 9 set)