In un’intervista al Mattino di Napoli, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha detto tra l’altro che di fronte alla crisi si è commesso l’errore di intervenire partendo da banche e debito invece di risolvere i problemi dell’ economia reale. Non è un’osservazione di routine, considerato che tra i compiti di Visco c’è quello di vigilare sulla salute delle banche.
Ora sembra ci sia accordo generale sul fatto che il declino può essere fermato solo finanziando gli investimenti, facendo arrivare denaro alle imprese in attività e a quelle che vorrebbero nascere.
Nella riunione dei ministri finanziari e dei Governatori del G20, che si è tenuta un paio di settimane fa in Australia, è emerso che tutti i paesi in cui si produce oltre l’80 per cento del reddito mondiale, sono convinti che senza nuovi investimenti in infrastrutture e imprese nessuna ripresa sia possibile.
In Italia anche su questo fronte abbiamo più problemi che altrove perché nel nostro sistema finanziario tutto continua a ruotare attorno alle banche. Alla fine dello scorso anno i prestiti bancari coprivano il 40 per cento delle passività finanziarie complessive di famiglie e imprese, contro il 15 negli Stati Uniti, il 23 in Francia, il 30 nel Regno Unito.
Mancano forme alternative di finanziamento, mancano gli investitori istituzionali, c’è riluttanza da parte delle imprese medie e piccole ad aprirsi ai mercati dei capitali, per esempio quotandosi.
Ieri la Bce di Mario Draghi ha annunciato a Napoli una nuova massiccia iniezione di capitali, fino a mille miliardi in due anni, destinati nelle intenzioni a imprese e famiglie. Draghi è stato contestato a Napoli dai movimenti antagonisti e a Berlino dall’Handelsblatt, il quotidiano economico dell’establishment tedesco, che lo accusa di voler aiutare l’Italia comprando carta straccia. (3 ott)
