Molti pensano che l’unica regola europea da rispettare sia il tetto del 3 per cento nel rapporto tra deficit e Pil ma purtroppo non è così. Vincoli norme e paletti sono in realtà talmente numerosi da rendere l’habitat comunitario un luogo simile a una fitta boscaglia inospitale.
Tra le regole europee un ruolo cruciale hanno i saldi strutturali, sui quali si fonda l’intera costruzione del Patto di stabilità e crescita con tutto il suo armamentario di obiettivi di medio termine per ogni paese. Se gli obiettivi – complice anche la recessione – non vengono raggiunti, scattano le manovre correttive che non attenuano la recessione ma la aggravano. A queste regole se ne aggiungono poi altre che riguardano la spesa e di nuovo il debito pubblico. Si prevede ad esempio la riduzione di 1/20 l’anno del rapporto tra debito e Pil se esso supera il fatidico 60 per cento, sia pure con una complicata serie di clausole di non applicazione delle sanzioni, nei casi in cui i paesi si trovino in fasi recessive. Dopo aver elencato tutte le norme in vigore, Andrea Boitani e Lucio Landi sul sito lavoce.info sostengono che in questo complicato e poco trasparente dedalo di regole l’Europa può morire.
Per farla vivere, servirebbero invece iniziative coraggiose. Ieri a Milano, per esempio, il vertice dedicato all’occupazione poteva essere l’occasione giusta (e non lo è stato) per far decollare quel mega Inps continentale in cui far confluire i contributi per le indennità di disoccupazione di tutti i lavoratori della zona euro. In caso di perdita del posto di lavoro, situazione in cui si trovano 25 milioni di europei, è da questo fondo che arriverebbe il sussidio.
E’ un progetto di cui i tecnici discutono da tempo, avendone verificato la fattibilità e messo a punto i dettagli. Adesso servirebbero la volontà politica e forse anche un po’ di quel coraggio che l’Europa si attende da una classe dirigente degna di questo nome.
(9 ott)
