A MARSIGLIA IN MOSTRA I SITI ITALIANI UNESCO
La rassegna “I Siti italiani”, che si tiene fino al 17 ottobre all’Istituto Italiano di Cultura di Marsiglia, è un ideale percorso alla scoperta di alcune delle meraviglie italiane talmente uniche da essere dichiarate dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. Un vero e proprio viaggio, dalle Dolomiti alla Sicilia, per conoscere l’Italia e le sue ricchezze, attraverso le immagini di Luca Capuano, Elena Perlino e Luciano Romano. Luoghi unici e fantastici, dai graffiti della Valcamonica agli affreschi di Pompei, dai sassi di Matera ai trulli di Alberobello, senza dimenticare Venezia e la sua laguna. Alle 45 foto di Luca Capuano si aggiungono quelle di Elena Perlino che ha fotografato il 50,mo Sito italiano ad essere inserito, lo scorso giugno, tra i patrimoni da conservare, facendo cosi dell’Italia il paese con il maggior numero di Siti Unesco iscritti: il paesaggio vitivinicolo del Piemonte, Langhe-Roero e Monferrato. Nell’introduzione al catalogo, la direttrice dell’Istituto, Roberta Alberotanza, sottolinea come l’Italia sia un insieme di luoghi pieni di tracce e ricordi storici lasciati dagli uomini nel tempo, luoghi che diventano, nel loro insieme, una testimonianza, ma, nello stesso tempo, una chiave di lettura per comprendere la cultura, particolarmente complessa, dell’Italia. (Red)
PALLADIO INCISORE PER GIULIO CESARE
In mostra fino al 31 ottobre alla Biblioteca Comunale Palazzo dei Priori di Arezzo 39 tavole incise per mano dell’architetto Andrea Palladio riprodotte in una stampa del 1575 dei Commentari di Giulio Cesare che narrano per mano dell’autore della sottomissione romana della Gallia. Le tavole ebbero molti consensi da parte degli studiosi contemporanei. I Commentarii rappresentano un importante documento per la comprensione della personalità dell’architetto che nel corso della sua carriera aveva compiuto studi anche su Polibio. Proprio lo studio dell’Antichità, attraverso le fonti antiche proposte nei disegni a chiaroscuro, si rese utile anche per la redazione di una delle sue opere più interessanti come I Quattro libri dell’architettura, nella quale oltre ad analizzare gli edifici classici, illustra il ponte sul Reno fatto costruire da Cesare alle sue truppe, di cui si porta in visione un’incisione della raccolta. (Red)
L’ANNUNCIAZIONE DI SIRONI
Torna visibile al pubblico, dopo dieci anni di assenza da Milano, una straordinaria opera di Mario Sironi: il cartone preparatorio della vetrata della Chiesa dell’Annunciata dell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda. Il cartone sarà, infatti, il fulcro del progetto espositivo, curato dalla Fondazione Rivoli2, che porterà da domani al 4 novembre a Palazzo Cusani, sede del Circolo Ufficiali dell’Esercito, un’esposizione che fa dialogare il lavoro di Sironi con una video installazione realizzata da due giovani artisti: Marco Noris (Bergamo, 1988) e Orestis Mavroudis (Atene, 1988). L’Annunciazione appartiene al periodo della produzione di Sironi in cui l’artista, per il decennio dal 1930 in poi, si dedica ai lavori monumentali adottando una composizione multicentrica, spesso a riquadri, governata da una spazialità e una prospettiva prerinascimentali. Sironi realizza una scena in cui l’Arcangelo è, in modo originale, molto più imponente della Madonna, creando una composizione cosi riuscita da renderla una delle più belle e importanti vetrate sacre del secolo scorso in Italia. Il video di Noris e Mavroudis è stato concepito come narrazione del processo creativo compiuto da Mario Sironi nell’ideazione della vetrata e mostra il legame diretto tra cartone preparatorio, spazio ed esito finale; una colomba bianca, simbolo ricorrente nelle illustrazioni dell’annuncio dell’Arcangelo Gabriele a Maria. Il video, allestito nella stessa sala dove viene esposta l’opera di Sironi, offre una sequenza di inquadrature che seguono le traiettorie imprevedibili della colomba all’interno della chiesa. Durante la mostra, sono previsti incontri di approfondimento, che indagheranno il rapporto di Sironi con la città di Milano e il valore del patrimonio artistico/monumentale da lui lasciato in eredità alla città. (Red)
A MILANO OPERE DI GRANDI DIMENSIONI
La dimensione imponente accomuna i dipinti di Martin Disler, Hannah Dougherty, Rainer Fetting, Karl Hort Hoedicke, Hermann Nitsch, Piero Pizzi Cannella, Pierluigi Pusole, Mimmo Rotella, Seo e Maja Vukoje in mostra fino al 15 novembre, sotto il titolo di “Opere grandi”, allo Studio d’Arte Cannaviello di Milano. La galleria inaugura la sua nuova stagione espositiva ponendo a confronto solo dieci fra i numerosi artisti che ha esposto negli anni, il cui denominatore comune risiede nella dimensione imponente delle opere e nell’appartenenza alla sua storia, a partire, però, dagli anni Ottanta. In quegli anni, lo Studio d’Arte Cannaviello era impegnato nella promozione di quel gruppo di artisti denominati “Nuovi Selvaggi” i quali oggi vivacizzano la galleria con la loro presenza esplosiva, “in primis” Karl Horst Hoedicke (nato a Norimberga, 1937, vive a Berlino) che si distingue per i suoi colori accesi e la sua potenza espressiva. Tra gli artisti italiani si citano Piero Pizzi Cannella (1955) esponente di spicco della “Nuova Scuola Romana”, Pierluigi Pusole (Torino, 1963) che rappresenta uno degli artisti più talentuosi della generazione successiva e Mimmo Rotella (1918 -2006) del quale si è vista da poco una retrospettiva a Palazzo Reale di Milano. (Red)
SE LA TEMPESTA DI SAN GIUDA DIVENTA ARTE
Ingrandimenti fuori misura di un gheriglio di noce presentate capovolte, noci sospese come delle gocce, quasi pianeti saturnini. E ancora fusioni in ottone di rami raccolti dopo la tempesta di San Giuda in Inghilterra, frammenti ricomposti che parlano del potenziale di un corpo sospeso precariamente nello spazio. Nella mostra che presenta fino al 15 novembre alla Galleria Francesca Mini di Milano, la 39enne artista inglese Becky Beasley approfondisce la valenza del legno di noce nero americano, materiale frequentemente usato anche in opere precedenti, non solo per le sue qualità fisiche, ma anche concettualmente come strumento per parlare del lato più oscuro della cultura americana. In noce sono anche delle piccole sculture triangolari, le cui dimensioni riprendono un’edizione tascabile della Penguin del 1977 del romanzo esistenziale di Saul Bellow, Dangling Man (L’uomo in bilico) del 1944. L’interesse di Beasley nelle ambiguità inerenti ai codici spirituali ed esoterici si rivela attraverso l’uso manifesto del triangolo, il quale notoriamente ha un posto speciale nelle tradizioni mistiche. (Red)
