Nel gioco del chi ha vinto e chi ha perso la battaglia parlamentare sull’articolo 18 pare non ci siano dubbi: la vittoria è di Renzi. Questa è l’opinione della quasi totalità dei commentatori.
La questione si complica quando si tratta di stabilire chi ha perso.
In apparenza hanno perso i sindacati e in particolare la Cgil e Landini, che in effetti con le loro recriminazioni autorizzano questa lettura. Ma secondo osservatori attenti come Giuliano Cazzola e Innocenzo Cipolletta, le cose non stanno affatto così. Su formiche.net Cazzola – ecomomista e politico molto competente sui temi del lavoro – scrive che i suoi amici Sacconi e Ichino possono cantare vittoria soltanto perché i loro avversari – per motivi incomprensibili – sono tanto sciocchi da continuare a lamentarsi di una sconfitta che non c’è. Spiega Cazzola che a fronte di una formulazione assolutamente generica della delega in materia di licenziamento individuale, il centrodestra rischia di subire una sconfitta storica sulla legge Biagi che sulla base delle pur vaghe norme votate potrebbe essere smantellata dai decreti delegati. Quanto alla sinistra, non si sarebbe nemmeno accorta che sta per ottenere qualcosa che somiglia molto all’agognato “contratto unico’’.
Sull’autolesionismo della sinistra si sofferma su inpiu.net anche Innocenzo Cipolletta, già direttore generale di Confindustria. Secondo lui il ridimensionamento dell’articolo 18 è più che compensato dall’estensione dell’indennità di disoccupazione e dal sostegno al contratto a tempo indeterminato. In altre parole, è stato sacrificato un simbolo in cambio di interventi sostanziali, con uno scambio vantaggioso per la Cgil. Ora si tratterebbe di convincere gli sconfitti che in realtà hanno vinto loro. (10 ott)