(10 ott) “Anni Sessanta: la Libia cambiava pelle in quegli anni. Modernità e tradizione si misuravano, si scontravano. Un mondo si trasformava e io avevo il privilegio di esserne testimone. Ogni giorno mi regalava un tassello nuovo su cui riflettere. Imparai a guardare la realtà in cui mi muovevo senza giudicare, senza pormi sul terreno di una diversità dichiarata. Appresi molto dalle persone più disparate”. Parole di Antonino Di Vita, archeologo siciliano e professore all’università di Macerata, di cui è stato anche rettore. Autore di circa 380 fra studi e articoli scientifici riguardanti tutti i campi dell’archeologia e della storia dell’arte greca e romana e anche l’archeologia fenicio-punica, Di Vita è stato vincitore di molti premi nazionali ed internazionali. Il professore è venuto a mancare a Roma il 22 ottobre di tre anni fa ma oggi rivive in un film che verrà presentato in anteprima a Rovereto. Si tratta di “Storie dalla sabbia. La Libia di Antonino Di Vita” ed è stato prodotto all’Università di Macerata e da Fine Art Produzioni. La pellicola del regista siciliano Lorenzo Daniele verrà proiettata oggi: è stata selezionata per partecipare alla XXV Rassegna internazionale di Cinema Archeologico in corso questa settimana. L’opera è stata, infatti, scelta tra centinaia di pellicole provenienti da tutto il mondo. Il film racconta la Libia di ieri e quella di oggi, filtrata attraverso i ricordi di uno dei più grandi protagonisti dell’archeologia mediterranea. Daniele – dal 2011 docente del Laboratorio di Cinema Archeologico presso la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Catania – regala un profilo originale e profondo dello storico. Di Vita è considerato uno studioso “tra i più benemeriti” della cultura italiana “per l’ampiezza degli interessi – ha sottolineato qualche anno fa il professore Gustavo Traversari – che caratterizzano la sua opera, e dei temi che tratta, in quanto tali interessi e tali temi fondono in sé analisi e sintesi, ricerca e interpretazione”. (Gil)