Roma, 27 ott – Convertire la tecnologia militare per scopi umanitari: è questa la proposta di una squadra ditecnici, ingegneri e architetti italiani che ha deciso di rivoluzionare l’utilizzo di strutture già conosciute in ambito bellico, trasformandole in “energia salva-vita” per aree ad alto rischio sanitario come, in questo periodo, l’Africa Occidentale, duramente colpita dall’epidemia del virus Ebola e piegata dalla mancanza di fondi e strutture adeguate a fronteggiare la crisi. L’idea capovolge il vecchio sistema di assistenza, puntando a portare “a domicilio” dei villaggi più duramente colpiti e bisognosi di energia elettrica (per ospedali, pozzi d’acqua, idrovore) una piccola centrale autosufficiente e – soprattutto – facilmente trasportabile, esteriormente uguale ad un qualunque piccolo container cargo, ma capace invece di contenere al proprio interno la tecnologia di una centrale a pannelli solari. (red)