Nel giro di due giorni il Corriere della Sera ha lanciato un doppio allarme sulla possibile deriva del sistema politico italiano. Ieri Pierluigi Battista ha scritto che stiamo assistendo all’estinzione del bipolarismo perché la destra di governo non c’è più, è silente, marginale, cupa, risucchiata nella rassegnazione minoritaria. O, peggio ancora, sembra innamorata del leader dello schieramento avversario. Con una destra ridotta in questo stato, è in pericolo – scrive Battista – la stessa democrazia dell’alternanza.
Teme per la tenuta del sistema anche Piero Ostellino, che il giorno prima ha firmato un commento dal titolo sorprendente: “La rottamazione fa male alla sinistra”.
Sorprendente perché il liberale Ostellino sostiene da sempre che la cultura politica di sinistra è stata, ed è ancora, una iattura per l’Italia. Strano dunque che sia uno come lui a preoccuparsi per ciò che Matteo Renzi sta facendo nel partito democratico, con l’eliminazione progressiva della vecchia guardia.
Il fatto è – spiega Ostellino – che la tanto sbandierata rottamazione è stata solo la giustificazione demagogica di un’operazione personale di potere per liberarsi dei concorrenti e conquistare prima la segreteria del Pd e poi il governo. Renzi – scrive l’ex direttore del Corriere – vende la distruzione del partito di cui è segretario come un effetto collaterale della riforma politica e istituzionale che promette. I giornali se la bevono, ma la distruzione del Pd, e l’assunzione di un potere personale sempre maggiore da parte del suo segretario e capo del governo non vanno nella direzione della modernizzazione della cultura politica della sinistra. Vanno invece – secondo Ostellino – verso un’ autocrazia mascherata da riformismo parolaio. (31 ott)